Abstract
Ispirato al pezzo strumentale Signs of life dei Pink Floyd, che comincia con l’effetto sonoro di un uomo che rema una barca, l’articolo intende evidenziare la stretta connessione tra sostenibilità ambientale, economico-finanziaria e sociale e le tecnologie ed i processi digitali, enfatizzando il loro rapporto antropologico, i rischi, le opportunità, in un’ottica in cui è l’uomo responsabile del governo dell’innovazione digitale, dovendo remare la propria barca anche per quel che riguarda gli effetti della sostenibilità digitale.
Il cambio di rotta fondamentale: trasformazione digitale sostenibile
Signs of Life è un brano strumentale dei Pink Floyd contenuto nell’album A Momentary Lapse of Reason, richiamato dall’evento DIGEAT Festival che si è svolto a Lecce a fine novembre 2025, per rappresentare quel temporaneo cedimento della ragione che rappresenta oggi una condizione digitale diffusa: automatismi algoritmici, bulimia informativa, scelte conseguentemente affrettate.
È proprio dal pezzo Signs of Life che si vuol partire con una riflessione, in quanto il brano ci introduce in un ambiente pieno di suoni naturali, con l’effetto sonoro di un uomo che rema su una barca, facendoci percepire una sorta di incertezza e di inquietudine interiore che poi viene spazzata via dal suono pulito ed etereo di una chitarra. La stessa incertezza e inquietudine che oggi l’innovazione digitale può generare nell’uomo se quest’ultimo non impara a conoscerla e governarla, non impara a remare a dovere la barca della sostenibilità digitale.
La navigazione verso una trasformazione digitale sostenibile è piena di onde e venti di burrasca, richiede cultura, risorse e grande impegno nella guida, nella visione e nell’attuazione della governance, ma in un mare di difficoltà deve diventare un cambio di rotta fondamentale per tutte le organizzazioni pubbliche e private!
La stessa Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) nel Piano Triennale per l’Informatica delle PA, ha introdotto come nuovo principio guida la sostenibilità digitale, stabilendo che “le pubbliche amministrazioni devono considerare l’intero ciclo di vita dei propri servizi e la relativa sostenibilità economica, territoriale, ambientale e sociale, anche ricorrendo a forme di aggregazione”.
Per un’organizzazione (impresa, pubblica amministrazione, ecc.) riuscire a remare la barca della sostenibilità digitale verso una rotta giusta significa rendere coerenti i propri progetti di trasformazione digitale con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile SDG di Agenda 2030.
La vera sfida per le organizzazioni è rendere il digitale un alleato dello sviluppo sostenibile. La sostenibilità digitale diventa, quindi, la rotta per orientare le scelte delle organizzazioni nella progettazione, realizzazione, misurazione e valutazione dei processi, dei servizi e. in generale, dei progetti di trasformazione digitale.
Ma che significa una trasformazione digitale sostenibile?
Negli ultimi anni la trasformazione digitale è diventata un elemento imprescindibile per la sostenibilità delle organizzazioni, ma vale anche il contrario: una trasformazione digitale non sostenibile genera impatti negativi. Riflettiamo, quindi, sulla duplice rappresentazione di due facce di una stessa medaglia: “da digitale sostenibile a digitale per la sostenibilità”.
Per comprendere concretamente, prendiamo come esempio del digitale sostenibile la misurazione del consumo energetico di applicazioni software, in quanto alcune potrebbero consumare tanta energia, troppa in relazione al proprio compito, generando un impatto carbonico sull’ambiente. Oggi, nella maggioranza dei casi, nella definizione degli output che alimentano i bilanci di sostenibilità delle organizzazioni non viene preso in considerazione l’impatto carbonico dell’infrastrutture e applicazioni IT.
Naturalmente non basta che applicazioni o infrastrutture IT consumino meno, ma è necessario anche che siano resilienti, accessibili, inclusive, etiche, costruite e gestite in filiera responsabile.
Un esempio, invece, di digitale per la sostenibilità è l’adozione di soluzioni applicative di firma elettronica avanzata per la digitalizzazione completa (formazione, gestione e conservazione digitale) dei contratti di lavoro e/o di altri documenti di relazione del datore del lavoro con i propri dipendenti/collaboratori. Oltre ai benefici generati dall’efficientamento ed ottimizzazione di processo, questo progetto di trasformazione digitale abilita il lavoro a distanza (smart working), riducendo da un lato l’emissione di anidride carbonica, con notevoli risparmi in termini di tempo e carburante, e migliorando dall’altro la qualità di vita professionale e personale dei lavoratori.
Comprendiamo, quindi, come innovazione digitale e sostenibilità stiano diventando sempre più strettamente collegate tra loro, come valore di opportunità progettuale e non come semplice vincolo normativo. Lo stesso Report del Word Economic Forum (WEF), pubblicato a maggio del 2022, ha evidenziato che le soluzioni digitali possono ridurre le emissioni globali fino al 20%. A titolo di esempio, l’innovazione digitale può ridurre le emissioni fino all’8% nel settore energetico potenziando i processi ad alta intensità di carbonio, migliorando l’efficienza energetica degli edifici e implementando e gestendo le energie rinnovabili. Nel settore dei materiali, le soluzioni digitali possono migliorare l’estrazione mineraria e la produzione a monte, nonché aumentare l’efficienza e la circolarità dei materiali, riducendo fino al 7% le emissioni di gas serra entro il 2050. Il settore della mobilità può ridurre le emissioni fino al 5% supportando la transizione dalla combustione di combustibili fossili alle molecole verdi, migliorando l’efficienza della catena di approvvigionamento e ottimizzando i percorsi di viaggio.
Il più recente Global Risks Report 2025 del World Economic Forum (WEF) è interessante citarlo per il dato sull’elevata percentuale di aziende che sta o intende implementare nel breve termine progetti di intelligenza artificiale IA, ma soprattutto perché ne evidenzia i forti rischi in termini di sviluppo sostenibile. A tal proposito, ricordiamo che il World Economic Forum ritiene che la sostenibilità comprenda sia il benessere dell’ambiente che quello delle persone, questo è un principio che tutte le organizzazioni dovrebbero perseguire nelle proprie azioni.
Per comprendere secondo letteratura il significato di sostenibilità digitale, si riporta la definizione della Prassi di riferimento UNI/PdR 147 in cui la sostenibilità digitale viene definita come l’approccio che definisce il ruolo sistemico del digitale rispetto alla sostenibilità, guardando ad esso da una parte come strumento di supporto per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, dall’altra come elemento da indirizzare attraverso criteri di sostenibilità. In questo duplice ruolo la sostenibilità digitale riguarda, quindi, le interazioni della digitalizzazione e della trasformazione digitale rispetto a sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Indice di sostenibilità digitale e prassi UNI/PdR 147:2023
Nella strategia di gestione di progetti di trasformazione digitale, le organizzazioni devono perseguire un programma di azioni finalizzate ad incidere positivamente sull’impatto nelle aree E-S-G (ambientale, sociale, governance) e a valutare la propria sostenibilità digitale mediante la definizione di criteri di rendicontazione e quindi di uno specifico indice di sostenibilità digitale (rating).
La prassi UNI/PdR 147 (Ente Italiano di Normazione) rappresenta il primo documento sviluppato nel 2023 a livello europeo per la valutazione della Sostenibilità Digitale dei progetti di trasformazione digitale mediante requisiti e indicatori di prestazione (KPI – Key Performance Indicator). Per chi non lo sapesse, le prassi di riferimento (nel seguito “UNI/PdR”) sono documenti ad applicazione volontaria elaborati e pubblicati dall’Ente di normazione, al fine di formalizzare le specificazioni tecniche o i modelli applicativi propri di settori innovativi o di mercati che necessitano risposte tempestive iniziali. La prassi UNI/PdR 147 offre, quindi, un riferimento di normazione tecnica volontaria per le organizzazioni che intendono certificare i propri percorsi di trasformazione digitale nel rispetto dei parametri ESG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite).
Come pubblicato dall’Ente di normazione UNI nella sezione “Notizie” del proprio sito istituzionale, la revisione della prassi 147 nell’edizione 2025 si è resa necessaria dopo due anni di utilizzo sul campo per farla “funzionare meglio” con maggiore semplificazione e omogeneità.
La UNI/PdR 147 seleziona 11 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e, per ciascuno, definisce target e KPI distribuiti lungo il ciclo di vita del progetto (avvio, pianificazione, esecuzione, monitoraggio/controllo, chiusura). Il risultato per chi governa i programmi è duplice: una checklist operativa per impostare bene i progetti e una metrica tracciabile per dimostrarne i risultati.
L’edizione 2025 presenta una metrica unica a cinque livelli, ispirata ai livelli di maturità del Capability Maturity Model: la stessa scala per tutti i KPI, così la misurazione diventa comparabile nel tempo e tra progetti. Sono stati poi eliminati i KPI difficili da applicare, riclassificati quelli esistenti e, soprattutto, sono stati rafforzati gli aspetti che più mancavano nella pratica quotidiana, cioè gli impatti organizzativi, i KPI di processo e quelli di procurement, con una tassonomia chiara: KPI di processo, di procurement e di progetto.
In ultimo, la revisione 2025 inserisce un principio di disclosure chiaro (risultati comunicati in modo trasparente, verificabile e accessibile) e connette la prassi a reportistica ESG ed ESRS, così come ai criteri tecnici ambientali della EU Taxonomy.
Per chi ne avesse necessità, la Prassi di Riferimento UNI/PdR 147:2025 è scaricabile gratuitamente dal Catalogo UNI, previa registrazione.
Cosa serve per misurare la sostenibilitá digitale delle organizzazioni
Diciamolo subito: c’è molto da fare, sia in termini di creazione di una cultura sulla sostenibilità digitale, oggi poco percepita come valore, che in termini di attuazione della definizione, valutazione e monitoraggio di metriche e specifici KPI nelle aree E-S-G (ambientale, sociale, governance) che permettano di misurare la sostenibilità digitale della propria organizzazione.
Ad esempio, nei progetti di trasformazione digitale di documenti e quindi nei processi di formazione, gestione e conservazione documentale dopo 30 anni di normativa e di attuazione e consolidamento di progetti concreti non si è riusciti a creare un riferimento, dei KPI specifici per la misurazione degli impatti del digitale sui fattori ESG (ambiente, società e governance), non si è riusciti a definire uno schema per alimentare il bilancio di sostenibilità delle organizzazioni anche con il contributo della misurazione dei benefici generati dalla digitalizzazione documentale.
Oggi ci sono organizzazioni che hanno digitalizzato da anni le fatture, i libri e registri, le note spese e i giustificativi, i dichiarativi e le comunicazioni fiscali, i contratti, ecc. e non hanno mai misurato gli impatti in termini di sostenibilità, senza fornire contributi specifici al loro bilancio di sostenibilità.
Pertanto, chiudo la mia riflessione con l’auspicio che tutti gli attori coinvolti e gli addetti ai lavori collaborino da qui al 2030 con l’obiettivo di definire metriche e KPI specifici al fine di poter misurare gli impatti dei progetti di trasformazione digitale sulla sostenibilità mediante dati oggettivi.
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