• Vicedirettrice del Progetto DIGEAT.

    Responsabile Rubrica Futura. Fede, valori, Etica Digitale

    Responsabile Sezione Digital Culture

    Avvocato, esperta nella protezione dei dati personali, sviluppa consulenza in favore di imprese e privati. Ha conseguito il Master di alta specializzazione in “Data Protection Officer” promosso da Euroconference (Centro studi forense) con il patrocinio di ANORC Professioni presso la sede di Roma. Titolare dello Studio Legale D'Iorio che fornisce assistenza nelle materie di diritto civile con particolare approfondimento per le tematiche patrimoniali e familiari. Lo Studio Legale D'Iorio ospita la sede di Castellamare di Stabia di Studio Legale Lisi.

  • Conosciuto come Carlin, è un gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano, fondatore e presidente emerito dell'associazione Slow Food, movimento internazionale nato in Italia e oggi attivo in oltre 160 Paesi, impegnato nella tutela della biodiversità, dei saperi tradizionali e di un modello di sviluppo fondato sulla relazione tra cibo, cultura, ambiente e giustizia sociale. Nel 2016 è stato nominato Ambasciatore Speciale FAO in Europa. È promotore del concetto di “buono, pulito e giusto” come paradigma etico e politico del sistema alimentare e ha contribuito in modo significativo al dibattito globale su sostenibilità, comunità locali e responsabilità collettiva. È sua l'introduzione alla Lettera Enciclica Laudato si' ed è ispiratore delle Comunità Laudato si’, che traducono i principi dell’ecologia integrale in pratiche concrete di cittadinanza attiva. Autore di numerosi saggi, Petrini è una delle voci più autorevoli nel ripensare il rapporto tra tecnica, tempo, cura e futuro.

Abstract

Il 2026 si presenta con un anniversario d’eccezione: ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi. Un’occasione non solo per celebrare, ma per riflettere. Anche nel cuore della società digitale, segnata da nuovi rischi per la dignità umana, la figura del santo della pace e patrono d’Italia continua a interpellarci. È possibile per l’uomo vivere uno spirito francescano nel tempo dei dati? Come nel Cantico delle Creature, oggi si può benedire il creato digitale?
Nel suo linguaggio universale, Francesco parla ancora e parla anche al digitale con spirito di umiltà, attenzione, sobrietà. Ci chiede di non dimenticare che ogni tecnologia porta con sé una visione dell’uomo, e che ogni dato, ogni clic, ogni algoritmo, può essere usato per costruire fraternità, oppure dominio. Dipende da noi. Dipende dallo spirito con cui seminiamo. Questi segni e semi li possiamo riscoprire sfogliando l’Enciclica Laudato sì, per una lettura profonda e profetica di quella realtà che oggi continua a germogliare, segni e semi qui custoditi in un dialogo d’eccezione con Carlo Petrini che, ispirato da sempre dal poverello d’Assisi come simbolo radicale di un’ecologia relazionale e affettiva, ha saputo mettere in pratica e realizzare le intuizioni dell’Enciclica d’impronta francescana.

L’Anno francescano come segno per il nostro tempo

Avremo davanti un intero anno: dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, per camminare e per fermarci, per riflettere e ritrovare lo spirito di Francesco. Uno spirito colto che ha saputo fondere insieme poesia e preghiera per intessere le lodi del Creato nello scorrere di una vita semplice.
Papa Leone XIV ha indetto un nuovo giubileo per far pace con la natura e con la nostra umanità.
Un cammino personale e comunitario che farà da occasione per ripercorrere la Lettera Enciclica Laudato si’, eredità preziosa del nostro amato Papa Francesco, sulla cura della casa comune, opera del 2015 già altre volte menzionata e ritrovata in questa rubrica, per il suo altissimo pregio e valore che oggi può dirsi lettera profetica rispetto ai segni che aveva tracciato oltre un decennio fa.

In questi ultimi anni abbiamo preso dimestichezza con alcune espressioni e abbiamo provato a trasformarle in esperienza affinché non rimanessero delle mere definizioni come “ecologia integrale”, concetto che implica e va oltre l’ecologia ambientale, l’ecologia economica e sociale, fino a pensare a un’ecologia culturale e a giungere ad una ecologia della vita quotidiana.

Ma quello degli uomini nel rapporto con il Creato, secondo il card. Angelo Scola, autore della prefazione alla Enciclica Laudato si’, è un lavoro lungo che non può alla prima lettura degli occhi divenire istantaneamente realtà pratica, perché richiede a miliardi di persone di cambiare centinaia di comportamenti. Solo una simile ecologia, però, può vincere il degrado umano e sociale, soprattutto per sconfiggere l’ingiustizia, “ascoltando il grido della terra quanto il grido dei poveri”.
E nella nostra ricerca dei segni di vita digitale vogliamo ri-partire proprio dalla terra e dalle lodi di San Francesco d’Assisi:

Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,

la quale ci sostenta e governa e

produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.

 

La terra tra agricoltura, diritti e spiritualità digitale

Oggi anche la terra e il mondo dell’agricoltura portano i segni di una grande trasformazione digitale. Sensori nei campi, droni, tracciamenti GPS, piattaforme per il monitoraggio ambientale ne sono l’esempio pratico. Ogni attività, anche la più concreta e legata alla terra, produce dati. Non si tratta solo di misurazioni o di registrare la quantità di pioggia o il rendimento del suolo, perché insieme con le pratiche di coltivazione circolano anche informazioni sulle persone, oltre alle condizioni di salute degli animali ci sono quelle degli operatori che vi lavorano. Dati che – se incrociati – possono diventare dati “particolari” così come definiti ai sensi del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (ex art. 9 GDPR).
E si tratta di quella stessa terra lodata dal Padre Serafico di Assisi, quella terra che non è nostra ma ci è stata data e va custodita. Il pensiero corre a Carlo Petrini, noto a tutti come “Carlin”, ideatore e fondatore di Slow Food, figura di riferimento mondiale nella riflessione su cibo, etica, territorio e relazioni. Già autore della Guida alla lettura della Laudato si’, pubblicata dalle Edizioni San Paolo, attraverso il suo movimento di pensiero “Slow Food” – quest’ultimo un vero elogio alla lentezza con una rete di respiro internazionale –  ha anticipato molte delle istanze che l’Enciclica avrebbe poi formalizzato nel 2015: il rispetto della biodiversità, la difesa dei saperi locali e delle comunità rurali, il concetto di ecologia integrale (inclusiva di ambiente, giustizia sociale, spiritualità), la critica e la lotta ai modelli di sviluppo predatori, la centralità della cura, del limite, della relazione tra uomo e natura.

È tornato, poi, a riflettere sull’idea di ecologia integrale proprio grazie all’Enciclica di Papa Francesco : “Nello studiare la Laudato si’ mi sono reso conto di come il documento non sia rivolto soltanto ai cattolici, ma a tutto il mondo: è un documento che ha valenza universale, per i contenuti, l’approccio, il metodo del dialogo, l’idea stessa dell’ecologia integrale. Personalmente – assicura – è stato un momento di grande ricchezza, di grande opportunità di riflessione”. Per Petrini l’enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune “è il documento fondativo di un nuovo umanesimo”, inteso come “esigenza che noi tutti avvertiamo di affrontare fino in fondo le cause non solo del disastro ambientale che viviamo, ma anche di una situazione sociale insostenibile”.
La sollecitazione del fondatore di Slow Food è a mettere “in discussione un certo tipo di economia, certi valori”, l’idea del “profitto su tutto” per cominciare invece “a ragionare sui beni comuni e relazionali”. Si tratta, spiega, di “una nuova sensibilità che a livello globale dobbiamo incentivare perché diversamente non riusciremo a cambiare lo stato delle cose. Cambiare questi paradigmi – prosegue – è un’impresa difficile: abbiamo bisogno quindi di un nuovo umanesimo, di una nuova riflessione che sia segno dei tempi. La Laudato si’ è appunto l’inizio di un nuovo umanesimo”.

L’enciclica Laudato Si’ propone una visione radicalmente integrata dell’ecologia, in cui natura, società e spiritualità non sono separabili. In questo quadro, la tecnologia deve essere al servizio della cura, non del profitto.

Carlo Petrini, che ha collaborato con Papa Francesco in diversi momenti e progetti, ha più volte richiamato questa visione: “Il digitale non può diventare una nuova forma di colonizzazione, sottraendo alle comunità la conoscenza e il controllo sui propri territori”.

Questa alleanza tra etica contadina e spiritualità ci ricorda che ogni dato, ogni innovazione, ogni algoritmo deve essere pensato non per sostituire la terra, ma per comprenderla meglio e custodirla. Il dato che rispetta la vita è il dato che ascolta, che si mette al servizio.

Dalle politiche europee alle Comunità Laudato si’: agricoltura dei dati e agricoltura delle relazioni

Nella normativa europea sulla protezione dei dati personali, i cosiddetti “dati particolari” comprendono informazioni sensibili come dati biometrici, sanitari, genetici e relativi all’origine etnica.

I contadini, mentre rischiano di essere spossessati della loro conoscenza concreta, oggi diventano produttori oltre che di cibo anche di dati digitali. Dati che sarebbe meglio indicare come “valori digitali”.

Questi dati, catturati da piattaforme e dispositivi intelligenti che rispondono ad interessi diversi e incrociati ad altre fonti – come registri PAC (Politica Agricola Comune per il sostegno complementare al reddito a favore dei giovani agricoltori), mappe catastali o dati di produzione – possono rivelare informazioni personali o comportamentali che fanno sì che quei dati siano degni di particolare protezione. La sfida aperta è riconoscere la dignità informativa dei contadini, garantendo trasparenza, consenso e diritto all’autodeterminazione digitale anche nei campi.

L’Unione Europea ha intrapreso da anni un percorso di trasformazione digitale dell’agricoltura. Attraverso la nuova PAC (2023–2027) e il Data Governance Act (DGA), si promuovono pratiche agricole sostenibili e l’uso responsabile dei dati. La PAC prevede che gli Stati membri raccolgano e condividano dati su suolo, colture e biodiversità per monitorare l’impatto ambientale degli incentivi. Allo stesso tempo, il DGA punta a creare uno spazio europeo dei dati, favorendo la condivisione in sicurezza. Ma resta una domanda sospesa: come evitare che la digitalizzazione trasformi i contadini in meri fornitori di dati, senza diritti sul loro valore economico o culturale? Serve una rivendicazione di “sovranità contadina sui dati” come nuova frontiera di giustizia alimentare e digitale.

La risposta è naturalmente politica, oltre che tecnica: serve una governance partecipata che includa le comunità rurali.

È questo il limite con cui ci si confronta e scontra: mentre la politica – anche quella più volenterosa – si trova spesso imbrigliata in logiche complesse, in strategie che ormai si decidono non più solo a livello nazionale ma europeo, quando non addirittura globale, le sfide ambientali, agricole, tecnologiche richiedono ormai una governance partecipata, multilaterale e inclusiva. Proprio per questo motivo, però, rischiano di diventare astratte, lontane dalla vita concreta delle persone e delle comunità rurali, che pure custodiscono conoscenze fondamentali per la sopravvivenza del pianeta.

In questo panorama proprio il francescanesimo – con il suo spirito di minorità, semplicità e prossimità – può tornare ad essere segno e seme di una rivoluzione culturale che non ha bisogno dei poteri forti, ma che parte dalla coscienza e dalla responsabilità personale di ogni essere umano.

A tal proposito, è illuminante una riflessione pubblica di Carlo Petrini: “Questo cambiamento non è destinato ai soggetti politici che hanno influenza nel mondo della cultura e della politica, ma è viceversa un atteggiamento che riguarda tutti. È proprio questo atteggiamento verso tutti, ci porta a considerare quanto anche le piccole cose possono divenire sostanza e anche capacità, opportunità di trasformazione e a rendere soggetti attivi anche gli uomini. Ogni persona, a partire dal proprio quotidiano, può diventare un protagonista di questo cambiamento. Questa è la bellezza della Laudato sì.

E Carlo Petrini non si è limitato a commentarla, di cui ricordiamo che l’introduzione è a firma sua, ma ne ha coltivato i semi dando vita nel 2017 insieme con S.E. Monsignor Domenico Pompili, Arcivescovo di Rieti, le Comunità Laudato si’ quali gruppi locali autonomi che hanno avuto diffusione in tutta Italia, formati da realtà associative (magari legate a Slow Food ma non solo), parrocchie, scuole, ma soprattutto famiglie e, in particolare, da persone tra cui agricoltori, studenti, professionisti e, più in generale, cittadini di fedi diverse o di nessuna fede accomunati da una visione etica, ecologica e solidale del mondo. Questa iniziativa è stata la risposta al terribile terremoto del Centro Italia, che nel 2016 ha colpito gravemente Amatrice e Rieti, una risposta al bisogno di ricostruzione non solo materiale, ma anche sociale, ambientale e spirituale. Una vera ecologia integrale attiva che ha trovato diffusione sia nei territori che nelle relazioni.

 

Conclusioni: la parola a Carlo Petrini

800 anni dopo Francesco, la sfida del digitale incredibilmente ci porta alla ricerca di strade nuove, di strade giuste. Il cambiamento, in fondo, non può lasciarci indifferenti e immobili ma pretende che anche noi possiamo cambiare. Anzi, deve partire da noi.
E allora, poiché vogliamo sentirci accompagnati e avere più certezze sulla direzione, sentiamo il bisogno di affidarci ancora alle parole e alla visione di chi è entrato in profonda connessione con i segni del francescanesimo – pur dichiarandosi ateo – e in sintonia perfetta con la lettera Enciclica Laudato si’.
Una sintonia che, nel tempo, si è tradotta anche in una bellissima amicizia con Papa Francesco.

Perciò, a chiusura di queste considerazioni, c’è una domanda rivolta proprio alla persona di Carlo Petrini, al suo spirito di intellettuale e gastronomo visionario, che ringrazio personalmente perché mi ha voluto onorare della sua attenzione attraverso l’Ufficio Comunicazione e Stampa di Slow Food Italia con sede a Bra (Cuneo) e a lui lascio le conclusioni:

Carlin, pochi giorni fa il 2026 è stato proclamato Anno Francescano. Le tue connessioni profonde con il francescanesimo — pur da una prospettiva laica — e l’idea di intelligenza affettiva che recentemente ci hai proposto come via per abitare il presente con cura e coscienza, ti portano a pensare che possano esistere semi di umanità anche nel mondo dei dati e delle tecnologie?

L’intelligenza affettiva, ovvero quella del cuore, è una condizione peculiare degli esseri viventi e, in modo particolare, lo dovrebbe essere degli umani. Noi possiamo esercitarla attraverso l’empatia, la solidarietà, la partecipazione, la cura, la condivisione etc. Ogni azione può essere mossa da questi sentimenti, anche l’utilizzo della tecnologia. Per questo, credo che sia possibile trovare tracce di umanità anche nell’avanzamento tecnologico, ma molto dipende dalle intenzioni che gli utenti, o, meglio ancora, i singoli cittadini, vogliono perseguire. Sono convinto che il mondo offra grandi opportunità per sovvertire quel paradigma, divenuto non più sano e inefficiente, che vede il profitto come unico obiettivo da raggiungere.

Noi oggi abbiamo bisogno di innovare i nostri stili di vita, le nostre abitudini, il nostro modo di rapportarci con gli ecosistemi in cui viviamo. Gli sviluppi della rivoluzione tecnologica, che arrivano fino all’intelligenza artificiale, possono essere una grande chance per dare finalmente avvio all’era della transizione ecologica. Una nuova epoca storica volta a garantire un migliore equilibrio nella relazione tra uomo e ambiente e, come effetto diretto, un più alto livello di salute delle nostre società.

Non c’è ombra di dubbio, quindi, che in questo rivoluzionario processo le nuove tecnologie, e la loro sempre maggiore capacità di leggere dati e fornire soluzioni, giocano un ruolo centrale. Ricordiamoci, però, che ogni innovazione tecnologica è un mero strumento, e non un fine su cui insistere. Solo attraverso questo approccio, e per mezzo di un utilizzo coscienzioso e responsabile, è possibile raggiungere importanti benefici per tutta l’umanità.

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PAROLE CHIAVE: comunità / dati / digitale / ecologia / enciclica / francescana / laudato si’ / petrini / terra

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