• Professore emerito dell'Universidad del Salvador (Argentina) e dell'Università di Pisa (Italia). Già direttore dell'Istituto d'informatica giuridica e Sistemi giudiziari del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano. Membro dell'Accademia Nazionale di Diritto e Scienze Sociali di Córdoba. Membro associato del Center for Artificial Intelligence and Cognate learning dell'Università di Greenwich, Membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze di Buenos Aires.

L’ebook esplora il ruolo cruciale degli standard di scrittura nella coesione culturale, amministrativa ed economica, tracciando un parallelo tra la funzione unificante della scrittura latina nell’Impero Romano e la necessità odierna di standard aperti e interoperabili nella scrittura digitale. Partendo dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e dalla conseguente frammentazione degli stili grafici (fino alla riforma carolingia dell’800), si vuole analizzare la situazione contemporanea. Nel mondo digitale, l’efficacia universale della comunicazione è minacciata dagli interessi commerciali delle grandi piattaforme (cd. “walled gardens”) e dalle politiche di sovranità digitale, che rischiano di creare nuovi particolarismi. L’articolo sostiene che l’avvento dei modelli linguistici di intelligenza artificiale, che permettono di “programmare in linguaggio naturale”, rende paradossalmente ancora più urgente e strategica la definizione di standard aperti e universali per la scrittura digitale, affinché questa nuova potenza comunicativa non sia dispersa o controllata in silos concorrenti.

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PAROLE CHIAVE: impero romano / intelligenza artificiale / interoperabilità / linguaggio naturale / riforma carolingia / scrittura digitale / sovranità digitale / standardizzazione / stili / universalità

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