• Laureato in Ingegneria delle telecomunicazioni presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, con un master in Cybersecurity, politiche pubbliche, normative e gestione presso la Luiss Guido Carli, è un esperto di transizione digitale.

    Dopo la laurea, ha iniziato la sua esperienza professionale presso società del settore ICT che fornivano servizi alle PA. Dal 2015 al 2021 si è occupato di digitalizzazione di progetti e processi come funzionario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, nell’ambito della Direzione dei Sistemi informativi e dell'innovazione.

    Dal 2022 ricopre il ruolo di dirigente responsabile dell’Area "Indirizzo e governance della pubblica amministrazione" dell’Agenzia per l’Italia Digitale, area con competenze in materia di indirizzo, coordinamento e supporto alle attività delle pubbliche amministrazioni attraverso l’emissione dei pareri sugli schemi di contratto, il monitoraggio dei contratti di grande rilievo e la redazione del Piano triennale per l’informatica nella PA.

    Da maggio 2023 ricopre inoltre il ruolo di dirigente ad interim dell'Area "Vigilanza e monitoraggio" di AgID.

  • Responsabile Sezione Sustainability

    Responsabile dell’Area strategica trasformazione digitale ARTI - Agenzia regionale per la tecnologia e l'innovazione della Regione Puglia

Abstract

Questo appuntamento della rubrica Sostenibilità Digitale è dedicato ad un approfondimento che si inserisce nel tema individuato come fil rouge per il secondo numero della rivista Digeat: “Arginare il Digitale”. Per declinare questa riflessione sul mondo della PA è necessario porsi innanzitutto una domanda: è davvero opportuno pensare di dover arginare l’avanzata del digitale nella PA? È necessario “contenere” l’evoluzione tecnologica e le conseguenze che ne derivano anche con riferimento al contesto della pubblica amministrazione? Attraverso un’analisi delle politiche attuali e delle sfide future, viene discussa la necessità di bilanciare l’avanzamento tecnologico con la tutela dei diritti dei cittadini e l’impatto ambientale. Il principio guida della Sostenibilità Digitale, introdotto nel Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026 di AgID, può rappresentare un argine contro una digitalizzazione disordinata, garantendo che ogni passo verso la trasformazione digitale sia sostenibile, etico e inclusivo.

Abbiamo dovuto per anni fronteggiare la consapevolezza di trovare un modo per attivare e sostenere il processo di digitalizzazione della PA. Abbiamo dovuto fare i conti con il ritmo lento che caratterizzava questo processo e con i numerosi ostacoli che ne impedivano l’avanzata. Abbiamo ripetuto il mantra di combattere con ogni risorsa il digital divide, partendo dalle basi: abilitare i territori e le persone, dalla banda larga alle competenze digitali.

Scriveva l’Aipa nel 1994 nel suo primo Piano triennale: “…Una conseguenza significativa di questa inefficienza è il perdurare della richiesta dell’Amministrazione al cittadino di supplire a questa mancanza di integrazione con richieste multiple di informazione, con molteplici referenti istituzionali rispetto ai medesimi oggetti…”; Autorità per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, Piano per l’informatica della P.A. (1995-1997), o ancora nel giugno del 2000 il Piano di Azione di e-government del Dipartimento per la Funzione Pubblica recita: “…il sistema informativo di front-office deve essere in grado di reperire, direttamente presso ogni amministrazione che le possiede, tutte le informazioni che consentono di autorizzare l’erogazione del servizio richiesto”.

Ancora oggi onceonly e interoperabilità restano temi attuali, che pretendono attenzione e risorse.

Partendo dunque dalla consapevolezza che un trentennio (di lavoro, di spinta normativa – fino ai meccanismi sanzionatori tanto attesi quanto temuti – di strategia nazionale e di una inevitabile maturità del contesto sociale sul tema) non è stato sufficiente per realizzare quanto lucidamente era stato descritto, torna prepotente la domanda: possiamo parlare della necessità di moderare l’avanzata digitale nella PA?

Peraltro, per molti anni la transizione digitale nella PA e il necessario processo di attuazione nei singoli enti della strategia nazionale di digitalizzazione sono stati condotti “senza aggravio di spesa etc”. E anche se il PNRR ha segnato un’innegabile inversione di rotta sotto questo aspetto, è giusto rilevare che le opportunità che si sono create hanno trovato un contesto estremamente eterogeneo: ciascuna amministrazione, operando all’interno dei vincoli socio-economici, territoriali e organizzativi che le sono propri, ha interpretato le opportunità e sta realizzando il percorso di transizione digitale come meglio può. Questo si traduce in differenti velocità e capacità operative, in differenti livelli (anche qualitativi) di utilizzo delle risorse e di conseguenza in differenti capacità di erogare servizi, e dunque di garantire diritti ai cittadini. La PA italiana, quindi, necessita ancora di essere spinta, accompagnata, supportata verso una digitalizzazione che sia pervasiva e che possa essere quanto più possibile “straripante”.

In definitiva l’unico argine che, a mio avviso, è necessario applicare alla digitalizzazione nella PA è la tutela dei diritti e, in primo luogo, quindi l’esigenza di misurare e valutare progetti e soluzioni tecnologiche anche sulla base del loro impatto ambientale, sociale ed economico: aumentare la consapevolezza sulla relazione tra digitale e sostenibilità è certamente un elemento fondamentale per amplificare gli aspetti virtuosi e limitare le criticità della transizione digitale nella PA.

In questo secondo numero della rubrica ho voluto coinvolgere l’ing Ludovico Aniballi, Dirigente responsabile dell’Area “Indirizzo e Governance della Pubblica Amministrazione” di AgID. L’Agenzia, come noto, ha il compito di realizzare gli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana, è quindi interlocutore privilegiato per discutere il tema odierno.

Il nuovo principio guida Sostenibilità Digitale

Nel PTI di AgID 24-26 è stato inserito il nuovo principio guida Sostenibilità Digitale, quanto e in che modo questo aggiornamento del piano costituisce un “argine” per la digitalizzazione all’interno della PA italiana?

La promozione di uno sviluppo sostenibile, etico e inclusivo anche attraverso la trasformazione digitale rappresenta uno dei punti chiave della strategia alla base del Piano triennale. In generale, il digitale rappresenta un’opportunità per raggiungere e implementare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’importanza della sostenibilità digitale sta emergendo anche nell’ambito delle attività di monitoraggio del Piano stesso dove, insieme a DTD e ISTAT stiamo definendo KPI per la misurazione della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni con un focus proprio sul tema della sostenibilità digitale.

L’introduzione di questo principio all’interno del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2024-2026 di AgID implica innanzitutto che le amministrazioni pubbliche debbano considerare l’intero ciclo di vita dei propri servizi digitali, valutandone la sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Una strategia di digitalizzazione per essere efficace non può prescindere dal principio guida della sostenibilità: deve basarsi su tecnologie green e deve essere consapevole del possibile impatto su ambiente, territorio e cittadini. Non è un caso che tutti i progetti e le riforme proposti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano, siano stati valutati considerando i criteri DNSH (Do No Significant Harm). Le amministrazioni sono chiamate a garantire concretamente che ogni misura non arrechi danno all’ambiente o non comprometta gli obiettivi ambientali, adottando specifici requisiti nei principali atti programmatici e attuativi.

Da questo punto di vista, la Sostenibilità Digitale si configura effettivamente come un “argine” alla digitalizzazione eccessiva o disordinata, garantendo che ogni passo verso la trasformazione digitale sia equilibrato e responsabile. Il principio è stato inserito nel PT per affrontare e mitigare le nuove sfide e le diverse opportunità che ci troviamo davanti, si pensi ad esempio all’intelligenza artificiale, e che sono associate al più generale processo di digitalizzazione della PA italiana. Questa integrazione è dunque divenuta cruciale per garantire che la trasformazione digitale della PA sia non solo innovativa ma anche equa, inclusiva e rispettosa dell’ambiente.

Una doppia valenza significativa

È possibile individuare una doppia valenza di questo principio guida, inteso sia come “monito” per una digitalizzazione che sia sostenibile e quindi allineata con Agenda 2030 nel rispetto dell’impatto del digitale sulle dimensioni ESG, sia come fattore propulsivo per valorizzare il digitale come elemento imprescindibile per concorrere ad una strategia di sostenibilità del sistema paese?

Il principio guida della Sostenibilità Digitale nel Piano Triennale presenta sicuramente una doppia valenza significativa.

Da un lato, serve come avvertimento per assicurare che la digitalizzazione nella PA sia sostenibile sotto vari aspetti: economico, ambientale e sociale. L’adozione di tecnologie digitali deve infatti rispettare i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) e contribuire agli obiettivi dell’Agenda 2030. Affinché ciò sia possibile è necessario trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità delle tecnologie, soprattutto in questo periodo, in cui abbiamo l’opportunità di migliorare concretamente i servizi per cittadini e imprese grazie alle risorse del PNRR. La pubblica amministrazione deve impegnarsi affinché il principio della sostenibilità digitale diventi elemento centrale dell’azione amministrativa, dalla pianificazione degli acquisti alla scelta delle soluzioni tecnologiche più adeguate.

Inoltre, la promozione della digitalizzazione può accelerare l’innovazione, migliorare l’efficienza dei servizi pubblici e favorire la competitività dell’Italia e, conseguentemente, può essere un potente catalizzatore per lo sviluppo sostenibile dell’intero sistema-Paese. L’integrazione di tecnologie digitali avanzate nelle operazioni della PA può creare un ambiente favorevole per le imprese, stimolare l’innovazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ma anche lo sviluppo di infrastrutture digitali e della banda larga può contribuire alla riduzione dei disequilibri territoriali tra città e aree interne.

Il principio guida della Sostenibilità Digitale agisce dunque sia come una guida per una digitalizzazione responsabile e allineata con gli obiettivi ESG e l’Agenda 2030, sia come un motore di sviluppo per valorizzare il ruolo del digitale nella strategia di sostenibilità nazionale.

Fin dove le PA possono spingersi

Quali sono le azioni che le PA possono intraprendere per la piena osservanza di questo principio guida e per concretizzarlo nella strategia di digitalizzazione di ciascun ente? Sostenibilità significa anche garantire diritti di cittadinanza digitale e tutele al Cittadino, dalla cybersecurity alla privacy, alla sicurezza e inalterabilità del dato. Fin dove lo Stato può/deve spingersi nel trattare, ad esempio, in modo integrato i dati personali? Quali conseguenze etiche si possono prevedere?

Le Amministrazioni possono e debbono intraprendere diverse azioni già individuate ed analizzate all’interno del PT.

Da un punto di vista del criterio di Governance, ad esempio, possiamo pensare alle realtà locali, soprattutto quelle più piccole, per le quali il Piano fornisce indicazioni concrete e strumenti riguardanti l’organizzazione e l’associazione delle funzioni ICT con l’obiettivo di mettere a fattor comune competenze e risorse.

Riferendoci invece ai criteri Ambientali, la priorità è sicuramente quella di consolidare il parco infrastrutturale e applicativo delle Amministrazioni, applicando anche le best practice ormai numerose in ogni ambito funzionale e adottando tecnologie green, con l’obiettivo di implementare soluzioni che riducano l’impatto sull’ecosistema circostante. Non possiamo dimenticare l’importanza di mettere in atto le azioni previste sul campo della formazione e delle competenze digitali che possono semplificare il rapporto tra utenti di servizi pubblici digitali e la pubblica amministrazione con un impatto diretto da un punto di vista Sociale.

In tal senso, anche nel settore medico il ruolo dell’innovazione digitale (si pensi al raggiungimento dei target relativi al Fascicolo Sanitario Elettronico), ha l‘obiettivo di garantire la diffusione e l’accessibilità dei servizi di sanità digitale in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Altre azioni necessarie sono quelle atte a garantire la sostenibilità Economica delle iniziative. È fondamentale evitare sprechi attuando un’attenta gestione dell’intero ciclo di vita dei servizi digitali, obiettivo che non può prescindere da un costante monitoraggio delle attività e dei risultati ottenuti, valutandone la coerenza con il Piano Triennale.

AgID su questo punto svolge un ruolo cruciale, fornendo supporto alle Amministrazioni per l’attuazione degli obiettivi del Piano triennale, guidando la realizzazione di servizi digitali affinché siano sicuri e accessibili per tutti i cittadini e promuovendo l’inclusività al fine di non escludere nessuno dal processo di trasformazione digitale. Il Piano Triennale indirizza inoltre le Amministrazioni anche in merito alle attività atte a garantire i diritti di cittadinanza digitale e tutele al cittadino, comprese la cybersecurity, la privacy, e la sicurezza e inalterabilità del dato.

D’altro canto, le Amministrazioni devono essere supportate in questo percorso dai soggetti preposti a garantire l’affidabilità e il corretto funzionamento dei servizi di base, necessari alla fruizione dei servizi digitali. È il caso, ad esempio, delle attività di Vigilanza in materia di identificazione elettronica e trusted services svolte da AgID al fine di prevenire irregolarità, malfunzionamenti o disservizi nei processi di erogazione, verificando che i soggetti vigilati operino nel rispetto di regole e requisiti con l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle transazioni on line e favorire lo sviluppo dell’economia digitale.

Si tratta di attività volte anche a supportare l’accertamento di presunte violazioni da cui possono derivare utilizzi impropri o a scopo fraudolento di tali servizi, esponendo l’utente al rischio di falsificazioni o di furti di dati.

Il digitale “insostenibile”

Abbiamo approfondito nel precedente appuntamento i costi del digitale. I recenti studi dimostrano un trend che descrive sostanzialmente un “digitale insostenibile” in termini di impatto ambientale, soprattutto in relazione all’utilizzo sempre più diffuso delle tecnologie in continua evoluzione legate all’intelligenza artificiale. Ritiene che saranno necessarie regole più stringenti rispetto a quanto previsto dall’osservanza del principio DNSH?

In effetti, i recenti studi che evidenziano il trend di “digitale insostenibile”, sottolineano la necessità di politiche più rigorose per garantire che lo sviluppo tecnologico non comprometta gli obiettivi di sostenibilità.

Il principio “Do No Significant Harm” (DNSH) è un’importante guida per assicurare che le attività economiche non causino danni significativi all’ambiente. Tuttavia, considerata la rapida evoluzione e diffusione delle tecnologie digitali, potrebbe non essere sufficiente per mitigare gli impatti negativi.

In quest’ottica è sicuramente necessario prevedere una governance specifica per le tecnologie emergenti, stabilendo apposite regole per le tecnologie ad alto consumo energetico, come l’intelligenza artificiale e le criptovalute, per ridurre il loro impatto ambientale e incentivare lo sviluppo e l’adozione di tecnologie green e sostenibili anche promuovendo l’uso di energie rinnovabili.

La promozione della ricerca e dello sviluppo di soluzioni tecnologiche sostenibili e a basso impatto ambientale potrebbe inoltre essere realizzata incentivando progetti specifici e fornendo il supporto a iniziative finalizzate a ridurre l’impronta ecologica delle tecnologie digitali.

Mentre il principio DNSH fornisce una base importante per evitare danni significativi all’ambiente, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali e il loro crescente impatto richiedono misure mirate e incisive per far sì che l’innovazione tecnologica proceda di pari passo con la sostenibilità ambientale, assicurando un equilibrio tra progresso digitale e tutela dell’ambiente.

Il confronto tra AgID e gli RTD

In qualità di RTD ritengo molto utile individuare strumenti che consentano di progettare, realizzare, monitorare e misurare gli interventi di transizione digitale che porto avanti per attuare la strategia nazionale di digitalizzazione nel mio ente anche sulla base del loro impatto sulle dimensioni ESG. Potrebbe essere questo un ambito di collaborazione prioritario nei prossimi anni tra AgID e i RTD?

Innanzitutto, anticipo che riteniamo fondamentale già nei prossimi aggiornamenti del Piano Triennale approfondire il tema della Sostenibilità Digitale, argomento che sarà alla base del confronto di AgID con i RTD, il mondo dell’università e della ricerca e quello delle imprese.

L’idea è quella di individuare best practice e strumenti condivisi per l’implementazione di progetti di transizione digitale che includano criteri per valutare l’impatto ambientale, sociale e di governance delle iniziative digitali, in modo da garantire che siano effettivamente sostenibili e allineate con gli obiettivi ESG.

Inoltre, sulla base delle positive esperienze di collaborazione tra AgID e la rete dei RTD, ritengo utile avviare attività laboratoriali ad hoc, finalizzate a individuare approcci innovativi per integrare le dimensioni ESG nei processi di trasformazione digitale, nonché individuare le competenze necessarie per formare risorse esperte di sostenibilità digitale che possano supportare le Amministrazioni nella valutazione dell’impatto delle proprie attività rispetto ai criteri ESG. Una collaborazione stretta e continua tra AgID e i RTD può non solo migliorare l’efficienza e l’efficacia dei progetti di digitalizzazione, ma anche assicurare che essi contribuiscano positivamente alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance del Paese.

Conclusioni

Si può quindi concludere che non si deve arginare il digitale nella PA per creare una diga, un ristagno, un freno. Piuttosto si deve continuare ad alimentare il fiume dell’evoluzione tecnologica, orientandolo verso una direzione chiara, sostenibile oggi e per le generazioni future.

In questa logica, anche in un settore come quello pubblico che ancora necessita fortemente di essere vissuto digitalmente, si può e si deve parlare di indirizzo e supporto alle scelte strategiche che possano veicolare le risorse umane, economiche e temporali a dare una spinta costante e consapevole alla digitalizzazione, mantenendo saldi e insuperabili gli argini della tutela dei diritti dei Cittadini.

 

Indice

PAROLE CHIAVE: cittadinanza digitale / pubblica amministrazione innovazione - ESG – AgID - piano triennale / RTD / sostenibilità / tecnologie / transizione digitale

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