• Responsabile Rubrica Futura. Fede, valori, Etica Digitale

    Responsabile Sezione Digital Culture

    Avvocato, esperta nella protezione dei dati personali, sviluppa consulenza in favore di imprese e privati. Ha conseguito il Master di alta specializzazione in “Data Protection Officer” promosso da Euroconference (Centro studi forense) con il patrocinio di ANORC Professioni presso la sede di Roma. Titolare dello Studio Legale D'Iorio che fornisce assistenza nelle materie di diritto civile con particolare approfondimento per le tematiche patrimoniali e familiari. Lo Studio Legale D'Iorio ospita la sede di Castellamare di Stabia di Studio Legale Lisi.

  • Primo ricercatore presso INAF-Istituto Nazionale di Astrofisica, Osservatorio Astronomico di Capodimonte (Napoli). Si interessa principalmente di cosmologia nell'Universo vicino, attraverso lo studio della nostra Galassia e delle sue galassie satelliti. E' coordinatore o membro nell'ambito di diverse collaborazioni internazionali, fra cui il Vera C. Rubin Observatory e l'European Extremely Large Telescope. Si interessa anche di missioni spaziali e di difesa planetaria, ultima delle quali la missione DART, attraverso il nanosat italiano LICIACube. È autore/coautore di oltre 330 pubblicazioni specializzate, ma si occupa anche di didattica e divulgazione, con numerose conferenze pubbliche e lezioni presso scuole di ogni ordine e grado.

Abstract

Secoli di storia hanno celebrato l’uomo al centro dell’universo, esploratore del sapere e artefice del proprio destino. Hanno esaltato la sua libertà, lo hanno elogiato come creatore, capace di trasformare il mondo con ingegno e creatività. Oggi, invece, l’uomo è immerso in un universo digitale governato da algoritmi e dati.  E se prima la centralità umana si basava sul pensiero critico adesso rischia di diventare passiva, influenzata dalle logiche della rete che condizionano o addirittura plasmano le sue scelte. L’uomo, da protagonista del pensiero, si avvia forse a diventare spettatore di un universo costruito da altri? Il pericolo è quello di rimanere ospite di una prigione dorata, ma la differenza è sempre e solo nella consapevolezza. La sfida è restare protagonisti, guidando l’innovazione con etica e cognizione, senza perdere l’eredità dell’Umanesimo. In questo numero proveremo a scrutare e misurare mondo fisico e mondo virtuale in un interessante esperimento condotto con l’aiuto di un ospite d’eccezione, che di professione studia e indaga le forze dell’universo per dare risposta alle grandi domande sulle origini e sul destino del cosmo, qui di seguito in una riflessione volta ad arricchire le reciproche conoscenze.

Dal Primo Umanesimo alla Società Liquida

La capacità di svincolare la mente da sovrastrutture rigide ha reso l’uomo un pensatore libero determinando una delle più straordinarie rivoluzioni della storia del pensiero occidentale che nasce con l’Umanesimo, un vero e proprio movimento culturale diffusosi in Italia tra il XIV e XV secolo, che decreta l’avvio di un’epoca di straordinaria creatività e progresso.

L’uomo umanista non è solo colui che contempla la bellezza o la conoscenza, ma è un essere attivo e consapevole, capace di controllare il mondo con il sapere e l’ingegno affermando la propria dignità di essere libero.

Mettendo al centro l’intelligenza, la creatività e il merito dell’esperienza umana, l’uomo non appare vincolato da una natura fissa: può elevarsi fino al divino o degradarsi fino alla bestialità, la sua è una libertà sconfinata che implica e segna una sua indubbia responsabilità che ne determina una più cosciente relazione con il suo stesso Creatore. Un apprezzamento della dignità umana non confliggente con la dimensione interiore e spirituale e che, difatti, non indebolisce i valori cristiani della precedente visione teocentrica ma, piuttosto, invita l’uomo ad appropriarsi di strumenti più adeguati di conoscenza per approfondire lo studio della stessa Sacra Scrittura e, prima ancora, per interrogarsi sulla autenticità dei testi ispirati al fine di esaltarne e difenderne il pregio[1]. Anche nel campo del diritto, in questo periodo storico, si rivede e si pone in discussione il sistema di studio di impostazione classica a favore di un approccio laico, più razionale e coerente che getta i semi per la nascita delle moderne scienze giuridiche basato sull’analisi delle fonti e sul metodo critico.

Un periodo segnato da innovazioni in molteplici campi. Una rinascita globale da esprimersi in tutte le forme della conoscenza, che ha per modello di riferimento l’essere intellettuale capace di spaziare dalla filosofia alla matematica, dalla pittura alla meccanica, dalla poesia alla medicina.

Il sapere umanistico e quello scientifico iniziano così un dialogo fecondo e virtuoso, proprio in questa visione integrata del sapere, che proietta verso le grandi conquiste del Rinascimento e dell’età moderna.

Ma nei secoli successivi, in Italia più che in altri Paesi, ha preso piede fino a prevalere una cultura della separazione delle conoscenze con l’idea che la commistione potesse nuocere sia agli umanisti sia agli scienziati favorendo una distinzione netta tra i due approcci fino a vederli nel XIX secolo assolutamente distanti se non addirittura in conflitto. Oggi, però, il quadro è radicalmente cambiato.

L’essere umano rischia addirittura di non apparire più come il protagonista della storia, perché i nuovi paradigmi tecnologici lo stanno trasformando da soggetto pensante e attivo a semplice ingranaggio di un sistema automatizzato. Decisioni fondamentali vengono sempre più delegate agli algoritmi, ai big data e all’intelligenza artificiale. L’autodeterminazione, che era il pilastro dell’Umanesimo, è messa a dura prova da meccanismi che profilano, indirizzano e predicono i nostri comportamenti con una precisione quasi inquietante.

Questo passaggio segna un punto critico nel nostro presente: l’umanità deve scegliere se essere ancora il motore dello sviluppo o se consegnarsi ciecamente alla logica del calcolo. La scienza e la tecnologia non sono nemiche dell’animo umano, ma strumenti che devono essere guidati da principi etici e umanistici.
E qui si impone una riflessione fondamentale: cosa significa essere “umani” nell’era dell’intelligenza artificiale?

 

La creazione di realtà e identità multiple tra spazio fisico e spazio digitale

Per rispondere servirebbe una provocazione genuina che riporti la mente ai primi uomini che guardavano le stelle con meraviglia per cercare risposte non solo nel cielo ma anche in quello che è dentro di noi. La volta celeste da sempre rappresenta l’orizzonte fisico dove l’occhio si perde, ma anche il viaggio interiore che ha incuriosito e unito scienziati e filosofi, poeti e mistici.

E così, ogni scoperta scientifica, dall’espansione dell’universo alla teoria della relatività, ha avuto un doppio effetto: da un lato, ha ampliato la nostra conoscenza del cosmo; dall’altro, ha ridefinito la nostra identità, invitandoci a ripensare al nostro rapporto con l’infinito e con noi stessi.

Oggi, mentre la tecnologia ci permette di esplorare lo spazio più lontano e di scrutare galassie a miliardi di anni luce, nell’accezione digitale l’uomo moderno va alla scoperta di altri mondi navigando nel metaverso o metaversi dove non è scontato pensarsi e ritrovarsi nella sua dignità e integrità.
Per un’indagine da condurre con vera libertà e profondità di pensiero, ma anche da testare con metodo, è stato coinvolto in questa disamina Massimo Dall’Ora, professore associato e primo ricercatore presso l’Ist. Naz. di Astrofisica dell’Osservatorio di Capodimonte (Napoli) che, per fare memoria e buon governo proprio di quella fusione di conoscenze che era dell’umanista di un tempo, si è prestato per andare alla ricerca di risposte dall’approccio integrale come nello scambio che segue:

Quali similitudini e differenze si possono osservare tra un universo fisico e il metaverso digitale? Possiamo ritenerli ambedue a misura d’uomo?

M: Sia Universo fisico sia metaverso digitale sono sistemi complessi, cioè delle macrostrutture. L’interazione umana con questi sistemi può avvenire quindi solo attraverso la decodifica dell’insieme di informazione ottenibile da essi, da cui poi si estraggono le informazioni utili per la propria ricerca. Ciò avviene attraverso una indagine di tipo euristico: io ho una ipotesi da indagare, e verifico se i dati estratti dimostrano la mia ipotesi. È chiaro quindi che l’interpretazione umana è centrale in questo processo. Da questo punto di vista, possiamo dire che l’approccio cognitivo è senz’altro a misura d’uomo. La differenza sostanziale, invece, è che l’Universo è una struttura completamente indipendente dall’esistenza stessa degli esseri umani, sul quale noi non abbiamo nessun controllo (certo, possiamo alterare/rovinare un intero ecosistema, ma questa è una storia diversa). In altre parole, il macrosistema Universo contiene “informazione” decisa dall’Universo stesso, non dall’essere umano.
Il metaverso digitale è invece costituito da informazione prodotta dall’essere umano, è una nostra creazione.

 

Il metodo sperimentale può aiutarci a spiegare il metaverso come fenomeno?

M: Per quanto detto precedentemente, il metaverso digitale viene “interrogato”, piuttosto che “spiegato”. E ciò avviene in maniera del tutto sperimentale.

 

Quali relazioni è possibile tracciare con la dimensione del tempo e della memoria?

M: Questa è una domanda complessissima, con implicazioni filosofiche e metafisiche. Secondo alcune interpretazioni della meccanica quantistica, il tempo è una costruzione della nostra stessa mente, strutturata per ordinare gli eventi secondo una successione “prima-dopo”. In realtà, un Universo quantistico è costituito da tanti stati contemporaneamente esistenti, e ciò che noi chiamiamo “realtà” è il frutto della nostra scelta di un percorso, piuttosto che di un altro. Il percorso che non è stato scelto continua ad esistere, anche se noi non lo stiamo vivendo. Io ora posso decidere di bere un bicchier d’acqua, e quella è la mia realtà. Ma esiste un Universo “parallelo”, in cui una “copia” di me non ha bevuto quel bicchiere d’acqua, originando una realtà parallela non più accessibile a “questo” me. Si tratta di interpretazioni estreme ma, se c’è una cosa che abbiamo imparato dallo studio della Natura, è che questa si comporta indipendentemente da ciò che a noi appare plausibile o no. Ne è prova, oltre alla meccanica quantistica, la relatività, formulata da Einstein. In questa, il tempo non è più un qualcosa uguale per tutti, ma è qualcosa di “incollato” all’osservatore, e dipende dal suo stato di moto rispetto ad altri osservatori, e dal campo di gravità in cui si muove. Teoria astratta? Non credo: il GPS dei nostri smartphone funziona perché in esso applichiamo i principi della Relatività Generale, e senza quelle equazioni non troveremmo mai quella pizzeria con il nostro navigatore. “In Natura, i fatti vanno per i fatti loro”, la prima lezione del mio professore di Fisica Generale, all’Università.

 

E, dopo questo prezioso contributo di arricchimento, il pensiero corre alle parole del Santo Padre Francesco e alla sua recente Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana in una sorta di viaggio tra passato e futuro, tra il valore della tradizione e la necessità del progresso proprio a trovare quel delicatissimo equilibrio tra “le cose antiche e le cose nuove”:

Oggi, la vasta estensione della conoscenza è accessibile in modi che avrebbero riempito di meraviglia le generazioni passate; per impedire, tuttavia, che i progressi della scienza rimangano umanamente e spiritualmente sterili, si deve andare oltre la mera accumulazione di dati e adoperarsi per raggiungere una vera sapienza. Questa sapienza è il dono di cui l’umanità ha più bisogno per affrontare le profonde questioni e le sfide etiche poste dall’IA: «Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo». Questa «sapienza del cuore» è «quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze». L’umanità non può «pretendere questa sapienza dalle macchine», in quanto essa «si lascia trovare da chi la cerca e si lascia vedere da chi la ama; previene chi la desidera e va in cerca di chi ne è degno»[2]

 

Conclusioni e prospettive per un Nuovo Umanesimo Digitale

L’universo, in cui esistiamo fisicamente limitati nel tempo e nello spazio, è governato da leggi naturali come quelle della fisica quantistica e le nostre esperienze in esso sono direttamente legate alla nostra identità biologica e sociale.

Il metaverso può essere visto come un’analogia tecnologica di un sistema quantistico con implicazioni per la gestione di dati e identità dove ciascuno può vivere esperienze multiple contemporaneamente fino a influenzare la percezione sociale o professionale nel mondo fisico. I dati raccolti dalle piattaforme che governano il metaverso possono decretare quale “identità” di un soggetto debba prevalere sulle altre.

Nell’universo fisico, la memoria è biologica e fallibile: la sua impronta è legata alla percezione soggettiva e la sua conservazione ad abilità personali di ciascuno e così diventa possibile dimenticare eventi o reinterpretarli nel tempo lasciando spazio a una forma naturale di oblio. Nel metaverso, la memoria è solo digitale e teoricamente infinita. Significa che ogni interazione, movimento o scelta può essere registrato, archiviato e analizzato per un tempo infinito. Questo crea una tensione con il diritto all’oblio che nell’universo fisico è del tutto naturale, ma nel metaverso richiede sforzi tecnici e normativi. È perciò urgente governare questi mondi non solo con regole tecniche e giuridiche ma con regole etiche per armonizzare le leggi tra universi fisici e digitali.

Risuona forte in questo tempo il monito di Papa Francesco a rinnovare la presenza dell’essere umano nel mondo alla luce della tradizione umanistica:

“Oggi, è in atto una rivoluzione – sì, una rivoluzione – che sta toccando i nodi essenziali dell’esistenza umana e richiede uno sforzo creativo di pensiero e di azione. Ambedue. Stanno mutando strutturalmente le modalità di intendere il generare, il nascere e il morire. È messa in discussione la specificità dell’essere umano nell’insieme del creato, la sua unicità nei confronti degli altri animali, e persino la sua relazione con le macchine. Ma non possiamo limitarci sempre e solo alla negazione e alla critica. (…) Oggi si pone in modo decisivo la domanda sullo stesso essere umano e la sua identità. Cosa significa oggi essere uomo e donna come persone complementari e chiamate alla relazione? (…) E poi ancora, qual è la condizione specifica dell’essere umano, che lo rende unico e irripetibile nei confronti delle macchine e anche delle altre specie animali? Qual è la sua vocazione trascendente? Da dove deriva la sua chiamata a costruire rapporti sociali con gli altri? (…) L’umanesimo di matrice biblica, in dialogo fecondo con i valori del pensiero classico greco e latino, ha dato vita a una visione alta riguardo all’essere umano, alla sua origine e al suo destino ultimo, al suo modo di vivere su questa terra. Questa fusione tra la sapienza antica e quella biblica rimane un paradigma ancora fecondo. Tuttavia, l’umanesimo biblico e classico oggi deve aprirsi sapientemente per accogliere, in una nuova sintesi creativa, anche i contributi della tradizione umanistica contemporanea e di quella di altre culture. Penso, ad esempio, alla visione olistica delle culture asiatiche, per una ricerca dell’armonia interiore e con il creato. Oppure alla solidarietà propria delle culture africane, per superare l’eccessivo individualismo tipico della cultura occidentale. Importante è anche l’antropologia dei popoli latinoamericani, con il senso vivo della famiglia e della festa. Come pure le culture dei popoli indigeni in tutto il pianeta. Vi sono, in queste diverse culture, forme di un umanesimo che, integrato in quello europeo ereditato dalla civiltà greco-romana e trasformato dalla visione cristiana, diventa oggi il miglior strumento per far fronte alle inquietanti domande sul futuro dell’umanità. Infatti, «se l’essere umano non riscopre il suo vero posto, non comprende in maniera adeguata sé stesso e finisce per contraddire la propria realtà» (Enc. Laudato si’, 115).” [3]

 


NOTE

[1] Una delle novità culturali dell’Umanesimo è la nascita della Filologia che segna l’abbandono di una visione di fiducia fideistica e acritica e decreta un atteggiamento volto all’indagine e alla verifica;  la cultura del passato viene messa in discussione senza timore reverenziale ma con un’abile capacità critica.

[2] ANTIQUA ET NOVA. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. DICASTERO PER LA DOTTRINA DELLA FEDE DICASTERO PER LA CULTURA E L’EDUCAZIONE: Papa Francesco invita alla “vera sapienza” con la necessità di riaffermare la dignità intrinseca di ogni essere umano, attingendo ai fondamenti della dottrina cattolica e ai nuovi orizzonti di riflessione che emergono dalle sfide moderne, tra cui la tecnologia e i diritti umani. Sottolinea la  volontà della Chiesa di restare fedele alla sua missione millenaria ma anche di confrontarsi con il mondo contemporaneo con spirito di apertura e discernimento.

[3] Sala Stampa della Santa Sede. Bollettino del 23.11.2021. Videomessaggio del Santo Padre in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Cultura.

Indice

PAROLE CHIAVE: algoritmi / big data / innovazione / intelligenza artificiale / pensiero critico / società liquida / umanesimo digitale / universo

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