Dietro ogni fotografia c‘è un segreto.
Dentro ogni fotografia c’è un pensiero e c’è una storia da raccontare.
Questa volta dovevo «giocare a dati» e allora ho pensato anch’io a un gioco e con dei cartoncini ho costruito delle città immaginarie, delle visioni del futuro, delle oasi digitali.
Queste città vivono delle loro architetture, dei loro colori, delle loro luci, dei loro giochi.
Rinchiuso in queste architetture fatte di carta e così fragili, immagino la presenza invisibile di un essere umano.
E fuori, tra una bolla di sapone e un asso di cuori, c’è il tempo che scorre.
In questi stessi giorni mentre sto realizzando questi scatti sto anche leggendo un libro «La pantera delle nevi» di Sylvian Tesson. Racconta di un viaggio estremo sulle montagne del Tibet di uno scrittore e di un fotografo alla ricerca di un animale rarissimo, mai fotografato, la pantera delle nevi. Il racconto delle steppe desolate e la presenza invisibile degli animali selvatici mi ha creato un corto circuito, un parallelismo forse un po’ azzardato tra appunto un animale selvatico e il sofisticato, etereo mondo del digitale. È questa invisibilità il filo che li unisce.
Dice Sylvian Tesson :
«adesso avevo capito: il giardino dell’uomo è popolato di presenze. Non sono ostili, ma ci tengono d’occhio. Niente di quello che facciamo sfugge alla loro attenzione. Gli animali sono i guardiani del giardino pubblico dove l’uomo gioca col cerchio credendosi il re (…) il selvaggio vi tiene d’occhio senza che ve ne accorgiate. Quando il vostro sguardo lo scopre, lui sparisce».
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