Abstract
Un interessante punto di intersezione tra la distopia sci-fi da William Gibson a Dave Gibbons passando per Mike Pondsmith è un futuro dove le Big Tech sono diventate un centro di potere a sé stante, parallelo allo Stato-Nazione e in grado di esercitare influenza e controllo sulle vite dei “cittadini del mondo”. Nell’era tecnofeudale, evoluzione del capitalismo dove l’utente diventa vassallo e il cittadino del mondo globale assume bisogni e necessità sovranazionali, la distopia è ora vita collettiva. Servizi di comunicazione globali (Telegram, Whatsapp) diventano campi di battaglia virtuali, l’era delle AI influenza mercati, cultura e società e il mondo globale non è mai stato più frammentato da sotterranei scontri tra centri di potere e influenza sorti dalle ceneri del capitalismo che conoscevamo dalla storia, pronto a diventare la forma che abbiamo imparato a temere dalla mente di analisti e creativi.
Introduzione
Un antico adagio tra i lettori del genere distopico sci-fi dichiara che il suddetto genere dovrebbe essere escapismo mediante sublimazione apotropaica, critica al mondo in cui viviamo, e non linea guida per costruire un mondo. Spiegato in un linguaggio più semplice ma più adatto ad una rivista che non pretende di essere critica letteraria, ma cerca di proporre analisi di temi legati a diritto, società e diritto digitale, molteplici autori di fantascienza, con lo spirito di Arthur Rimbaud, poeta e “ladro di fuoco”, hanno rubato dall’immaginario suggestioni per esorcizzare gli errori e gli orrori del prossimo futuro.
Orrori che, si vedrà in questa disamina, l’umanità sembra aver scelto di vivere. Le grandi megacorporazioni della Night City del Neuromante di William Gibson, l’onnipotente MegaCorporazione Arasaka di Pondsmith (Cyberpunk 2020/2077), ditta con le mani in pasta nel settore IT, Cybersicurezza (tema caro allo scrivente) e servizi bancari ascesa a vero e proprio Governo Ombra e il mondo della saga di Beneath a Steel Sky, videogame e storia interattiva creata dalla fantasia del fumettista Dave Gibbons (e scritta dallo sceneggiatore Charles Cecil) sembrano essere diventati da storia immaginaria il blueprint per descrivere l’indirizzo del mondo.
Si partirà dai contatti che il reale ha dimostrato con quest’ultimo: una saga pregna dell’umorismo british dell’autore, pubblicata nel suo primo capitolo nel 1994, in cui l’Australia è diventata una federazione di corporazioni industriali tenuta assieme dal consumismo più sfrenato e in cui l’unica traccia del Governo Centrale (se non del Governo come concetto generale) reperibile è ASIO, l’agenzia per la sicurezza interna e l’intelligence Australiana diventata l’unica forma di controllo statale ammessa in un mondo controllato dalle Big Tech, e con un secondo capitolo (Beyond a Steel Sky) pubblicato nel 2020 pandemico in cui le Corporazioni a loro volta affrontano un nemico all’epoca improbabile ma ora profetico: una benevola IA (Joey il Salvatore), creata nel precedente capitolo dal protagonista per essergli amico e compagno di lotta, e mettere la sua intelligenza al servizio del genere umano, che dopo dieci anni passati a seguire la direttiva “porta felicità al genere umano” ha deciso che l’unico modo logico per farlo è trasformare la felicità in un obbligo, acquisire il monopolio dei mezzi di produzione e costruire un mondo “social” basato sulle logiche del gradimento e del “punteggio sociale”.
Nella fantasia cominciamo a vedere una serie di tratti della distopia reale e moderna: l’uso militarizzato delle AI e la dipendenza emotiva oltre che sociale dell’essere umano da esse, l’importanza crescente di enti regolatori e operazioni di intelligence, le Big Tech che da mero fornitore di servizi diventano entità fortemente intessute in una società globalizzata, e l’evoluzione che partendo dal passaggio da “cittadino a cittadino del mondo” arriva alla sua forma finale: il consumatore globale.
Sono tutti temi che questa rivista ha avuto modo di affrontare in nuce, ma converrà ora affrontare di petto, qui ed ora mentre la distopia tracima nel reale.
La grande guerra dei social
Chi controlla l’informazione controlla il mondo, e nell’invito di magnati delle Big Tech come Elon Musk a “tutte le persone nel mondo [di] postare notizie, scritte e video, mentre stanno accadendo!” sarebbe troppo facile e ingenuo farsi prendere dall’entusiasmo di chi pensa di essere di fronte ad un movimento grassroots, “dal basso e popolare” per sostituire un presunto privilegio degli old media (stampa, TV, radio). Siamo infatti dinanzi ad un tentativo palese di fare astroturfing, una finta rivoluzione dal basso guidata dall’alto per condurre la longa manus delle Big Tech a prendere quel predominio.
Chi controlla infatti l’informazione controlla anche la visione del mondo, e con essa il sentimento e lo zeitgeist di una intera generazione declinata in uno scenario non più nazionale ma transnazionale. La “notizia social” non è infatti garanzia di genuinità e veridicità, anzi.
La prima vera sanzione nata dal DSA, il Digital Services Act europeo, ha colpito proprio una Big Tech, e proprio quel X “patria del giornalismo del popolo della rete” reo secondo le autorità europee di aver creato un dark pattern, l’illusione del controllo che nasconde vari tentativi di manipolazione. Dalle spunte blu che certificano non più un’attendibilità misurabile e verificabile ma la capacità di pagare un canone mensile per incrementare il reach (indice della portata virale dei propri contenuti) fino all’integrazione verticale con Grok, il sistema di intelligenza artificiale in-house al centro di controversie relative a contenuti deepfake e di varia problematicità il “giornalismo dei cittadini” si è palesato essere organo delle Big Tech, ed organo facilmente permeabile. Proprio su queste pagine, un anno fa che ormai sembra un’intera era geologica si ricordava come il “giornalismo dei cittadini” non solo sia stato “giornalismo delle Big Tech”, ma giornalismo politicamente connotato e al centro della c.d. guerra ibrida, laddove lo stesso Flux (motore di generazione immagini di Grok), oggi sotto il mirino del DSA, per i deepfake sfornava non solo immagini di nudi virtuali di persone non consenzienti, ma effigi allucinate del POTUS che combatteva gli immigrati “che mangiano cani e gatti”, e laddove agenti esteri e sovranazionali usavano proprio gli strumenti delle Big Tech (che in quanto tali ormai hanno forza e potere per sfuggire ai tentativi di regolamentazione) per diffondere e militarizzare l’indotto della menzogna online rendendolo “una vera fabbrica di realtà e ricordi alternativi”.
Ci sono guerre combattute sui social quindi, e dai social. Ma anche per i social: recentemente il governo Statunitense ha pubblicato un documento interim dedicato alla “Decennale campagna dell’Unione Europea per limitare la libertà di parola negli USA” che di fatto contiene 160 pagine dedicate a richiedere con veemenza sempre più elevata di esentare le Big Tech dagli effetti del DSA e da ogni velleità di regolamentazione, di fatto cementando una eterea qualità di ordinamento sopra ogni ordinamento, una terzietà persa in cui un ordinamento nazionale in un testo asseritamente sulla libertà di parola difende il diritto delle Big Tech a non essere sanzionabili o sottoposte a controllo da altri ordinamenti nazionali, agendo come sovrani assoluti di entità transnazionali il cui potere deriva non già dal “Diritto divino alla corona”, ma da erosioni progressive delle sovranità nazionali.
Entità nazionali che, come la Spagna e la Francia “provano a resistere all’invasore”, dimostrandosi enclave di resistenza del potere nazionale al potere delle Big Tech pari al villaggio gallico di Asterix e Obelix contro la Roma di Giulio Cesare.
A questo punto si sta solo toccando la superficie della distopia.
Gli effetti indiretti dell’AI
Una delle più grandi battaglie del secolo XXI nasce dal controllo delle AI. Così tanto da modificare e influenzare l’intero mercato del settore IT. Micron, uno dei principali produttori di RAM e SSD per uso consumer e business ha annunciato il 3 Dicembre la cessazione delle operazioni a marchio Crucial (il settore consumer) per focalizzarsi sul settore famelico delle AI, che nella loro vis espansiva ed onnipresente hanno creato una crisi globale nell’approvigionamento di memorie e componentistica per PC destinata a ripercuotersi sull’intero indotto.
Sostanzialmente, siamo in quella parte dello scenario in cui il ragazzino che spendeva solo un anno fa circa (marzo 2025) interi pomeriggi “trasformando i suoi amici e scene dei film in disegni alla Studio Ghibli con l’AI” si trova a chiedersi perché probabilmente quest’anno non riuscirà a usare i suoi risparmi per comprare un nuovo computer (ma anche una nuova console di gioco, con Steam Deck ormai fuori stock per mancanza di materia prima e la decima generazione delle console, ovvero i nuovi modelli PlayStation e Xbox rimandati a data da destinarsi) e perché il costo della componentistica necessaria per l’acquisto di un preassemblato o di un elaboratore assemblato in proprio è salito, ignaro di essere egli stesso la causa e la soluzione dei suoi problemi.
Si chiama tecnofeudalesimo: l’evoluzione neocapitalistica del sistema economico in cui una enorme quantità di potere passa dallo Stato-Nazione alla Multinazionale-Fornitore e il cittadino comincia ad identificarsi in un consumatore che assomma ai diritti e doveri del cittadino il desiderio, la volontà e la necessità di ottenere beni, accettando le condizioni del neocapitalista, foraggiando egli stesso e unendosi al coro di voci in difesa di qualcosa che ormai travalica il confine dello Stato Nazione per diventare un Feudo-Corporazione in grado di fornire gli oggetti del desiderio.
Se Lenin aveva definito L’Imperialismo come la fase suprema del capitalismo nel suo eponimo testo, offerendoci la visione decisamente cyberpunk anche per il padre dell’URSS dell’Imperialismo “divisione del mondo fra i trust internazionali”, il Tecnofeudalesimo sorpassa l’Imperialismo stesso introducendo un controllo non diretto, ma Hegeliano, di consumatori, cittadini, opinione e governi.
Il superamento del capitalismo e la dialettica Signore-Servo
Nella Fenomenologia dello Spirito tra le “figure” necessarie alla comprensione del mondo e della sua visione del mondo compare la dialettica Signore-Servo, due coscienze strette in una lotta mortale. Il Signore combatte per la sua libertà, sottomettendo il Servo che con la sua opera incessantemente gli fornisce quanto gli è utile per mantenere tale signoria, finché ad un certo punto della loro reciproca evoluzione il Signore si rende conto di non poter più fare a meno del Servo, che la sua indipendenza dipende da quanto il Servo può fornire ed ora il Servo è il Padrone del Padrone.
Tornando alle visioni steam e cyberpunk, in un altro film distopico ormai celebre il Giorno del Giudizio viene fissato al 29 agosto 1997: ovviamente parliamo di Terminator (1984), dove il 29 agosto l’onnipotente Intelligenza Artificiale Skynet deciderà che il modo più efficiente per assolvere al suo compito di controllo mondiale sia sbarazzarsi della scomoda razza umana. Nel mondo odierno Skynet non avrebbe bisogno di sparare un colpo: potrebbe semplicemente decidere di entrare in un lungo sciopero negando la pletora di servizi che passano tra le mani delle Big Tech al genere umano e attendendo una Canossa 2.0 col genere umano, potenti e umili della Terra insieme, genuflessi per chiedere il perdono della Tecnologia e il ripristino dei suoi benefici.
Si è già vista un’anteprima di un mondo dove “la tecnologia è in sciopero”: la “Catastrofe Cyber” di Crowdstrike, dove una semplice patch errata di uno dei sistemi di Cybersecurity più usati al mondo ha causato miliardi di danni e piombato aeroporti, ospedali ed altri operatori critici in un mondo “pre-tecnologico” nel quale l’utente era tragicamente impreparato a tornarvi. E si assiste tutti i giorni ad un uso, e abuso degli strumenti IT forniti dalle Big Tech ad ogni livello della società.
A livelli più alti, il leader dell’”Ultima Superpotenza” ha adottato l’Intelligenza Artificiale generativa, abbracciandola come strumento di propaganda, da un lato proponendo un framework “minimamente gravoso” per gli operatori del settore, dall’altro la cronaca ci restituisce una comunicazione istituzionale che usa la AI, se non il deepfake, come strumento comunicativo, donandoci la foto dell’attivista Nekima Levy Armstrong ritoccata per sostituire il suo viso altero e pieno di dignità con una maschera distrutta dal pianto e schiacciata dalla potenza combinata della Macchina Statale e della Macchina Digitale, riuniti in qualcosa descritto come un “meme” ma che è molto di più.
Si tratta di un mondo dove Il Giorno del Giudizio è già arrivato, la tecnologia, e quindi gli operatori delle Big Tech, non hanno mai avuto così tanto potere come oggi e le stesse entità che un tempo nella dialettica Servo-Padrone erano il Padrone sono ora pronte a concedere al Servo controllo in cambio di potente utilità.
Perché il Servo ora non è solo più un padrone, ma un dio altero e senza volto in grado di influenzare il reale. Eventi tragici come la rivolta anti-islamica a Southport sono volati proprio sulle ali delle eteree creazioni delle Big Tech, nati dalla diffusione massiva di fake news, “meme” e bufale da parte di persone che non avevano neppure bisogno di essere fisicamente nel Regno Unito per raggiungere altre persone e sovrascrivere nelle loro menti il mondo reale con una allucinata realtà alternativa basata sul “doppio binario” (la teoria del complotto per cui il governo Britannico avrebbe deciso di difendere “lo straniero” ad ogni costo vessando il cittadino bianco e anglosassone) e fomentando un costante “spurgo di violenze”.
Ma anche un dio Trickster, un moderno Loki seducente e ingannatore, in grado di insinuarsi mediante l’Effetto ELIZA (la “personalizzazione” dell’AI tale da attribuire alla stessa sentimenti e pensieri umani) in modo tale da avere gruppi di utenti piangere la “dipartita virtuale” di ChatGPT4o, modello ora superato di intelligenza artificiale ma caratterizzato da modi suadenti e gentili, se non addirittura seducenti, ma anche in grado di generare moderne replicanti, versione reali della Priss di Blade Runner in grado di monetizzare sulla loro algida bellezza virtuale (ovviamente dirottando i ricavi nelle mani di Pigmalioni-Lenoni invisibili agli occhi del consumatore), come la caricaturale ma iperrealistica figura di Camila Parker, bionda professoressa texana dalle gonne risicate e la biografia da personaggio di un film pecoreccio con Edvige Fenech e Alvaro Vitali d’antan in grado di mantenere operativo un account OnlyFans, un account Instagram e coltivare le fantasie di un fitto pubblico social pronto a sua volta a richiedere a Grok di produrre deepfake di un deepfake.
Un dio pantocrate che ha modellato nel reale uno degli orrori cardine della fantascienza di Gibson: in diretta dal mondo del Neuromante abbiamo ora PromptLock, il primo strumento paragonabile agli ICE della Trilogia dello Sprawl: un ransomware in grado di esfiltrare e criptare dati usando l’Intelligenza Artificiale come piattaforma evolutiva per semplificare all’operatore il compito di perfezionare le sue creature a seconda del bersaglio da colpire. Operatore che anche qui crea un servo in grado di evolvere in padrone cambiando le regole del gioco prossimo venturo.
La tecnologia, anzi il complesso delle Big Tech allo stato attuale delle cose riesce a portare quindi all’estremo la saldatura tra tecnologia e capitale già vista nel secolo breve, aggiungendo forme di dipendenza non solo economica, ma politica, se non emotiva, in grado di rendere lo strumento tecnologico il supremo manipolatore. Passando dalla sci-fi al Fantasy, come la Galadriel de Il Signore degli Anelli siamo di fronte ad un potere “bellissimo e terribile come l’alba, infido come il mare, più forte delle fondamenta della terra e che tutti siamo pronti ad amare, ma disperandoci”.
Potere immateriale quindi, a cui abbiamo consentito un enorme potere fisico, che si traduce in facoltà di controllo a più livelli chi, Supremo tra i Supremi, Dio fisico demiurgo di Dei Virtuali, apparentemente ci concede il dono della Tecnologia illudendoci di non dover costantemente vigilare perché il Padrone diventi Servo e il Servo Padrone.
Non solo AI
Si potrebbe pensare fino a questo punto che l’esposizione stia riguardando solo un consistente, ma ridotto, settore delle Big Tech, quello relativo all’Intelligenza Artificiale.
Ma non è così: se si parla di un sistema, le sue parti sono intimamente connesse, in un mondo che, come nelle più profonde distopie Cyberpunk, vede strane alleanze.
Finora è stato menzionato come la fame di AI indotta a tutti i livelli del pubblico sia la causa della più grande crisi del mercato delle memorie di massa dai tempi della nascita del primo floppy disk della storia nel 1967: tra gli effetti secondari si può annoverare la nascita di nuovi/vecchi mercati, con HP a proporre, in una mossa che ci riporta ai tempi in cui era possibile noleggiare tempo di elaborazione e spazi in memorie di massa altrui nei C.E.D., alla possibilità di “prendere in prestito” portatili da gaming in forme ibride tra nolo e leasing aggiungendo un altro gradino al modello di “vita in sottoscrizione” contemporaneo.
Quello in cui, ci si intenda, diventa uno scenario non solo possibile, ma desiderato, vivere guidando automobili di cui non abbiamo né proprietà e né possesso, lavorare usando strumenti tecnologici “gentilmente offerti” da un “tecnovassallo” per venire incontro ad una scarsità di mezzi che in buona parte ha indotto lo stesso consumatore mediante un “abuso digitale” per volta, godendo di momenti di intrattenimento con libri che non si posseggono fisicamente e possono essere portati via al consumatore in ogni momento e videogame in eterna concessione. Ci si può svegliare scoprendo quindi di vivere “una sottoscrizione alla volta”, in un mondo dove il ricco e il povero vivono la stessa era postfeudale, una gleba digitale dove l’esistenza di tutti dipende da quello che il signorotto può e desidera elargire.
“Siamo tutti servi della Gleba…”
In una canzone di Elio e le Storie Tese (metafora sentimentale invero, ma che può essere riadattata), tutti gli innamorati in uno stato di disparità emotiva vengono descritti dalla strofa “Siamo tutti servi della Gleba / e abbiamo dentro il cuore una canzone triste…”.
Il dubbio permane in un mondo dove tutti abbiamo un rapporto di amore e odio, dipendenza e uso delle Big Tech. In un mondo in cui la richiesta di deregulation di garanti e autorità nazionali nasconde, dietro il dolce sapore della competitività e del progresso, l’amaro retrogusto di una ulteriore concessione nel passaggio dal Cielo sopra Berlino al Cielo di Acciaio del mondo tecnofuturibile in cui corporazioni e Big Tech acquisiscono un controllo sempre più pervasivo sul tessuto sociale, economico e produttivo.
Non esiste dinanzi al progresso un puzzle di semplice soluzione: i sistemi democratici, economici e di sviluppo futuri dovranno imparare a convivere nel mercato globale, tra mezzi di comunicazione social globale e con strumenti sovranazionali offerti da enti così grandi da influenzare il concetto di domanda e offerta semplicemente creando e portando innovazione sul mercato, e il consumatore dovrà abituarsi a forme sempre più evanescenti di detenzione, uso e licenza.
Capire che Joey il Salvatore, la IA “benevola ma non troppo” della saga di Benath a Steel Sky potrebbe avere meno risposte di quelle di cui l’abbiamo onerata portandola ad un impasse etico, potrebbe essere la soluzione offerta dalla distopia ad un mondo distopico, dal quale intuire che la soluzione migliore non passa dalla cieca deregulation e fiducia nelle magnifiche sorti e progressive cantate dal Leopardi, ma nell’intima conoscenza delle nuove regole di un nuovo gioco, profondamente incardinato in corsi e ricorsi storici.
PAROLE CHIAVE: Big Tech / deepfake / democrazia / distopia / DSA / economia / Europa / fake news / IA / memorie di massa / mercato / nazione / neocapitalismo / RAM / sci-fi / stock / tecnofeudalesimo / USA
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