• Vicedirettrice del Progetto DIGEAT.

    Responsabile Rubrica Futura. Fede, valori, Etica Digitale

    Responsabile Sezione Digital Culture

    Avvocato, esperta nella protezione dei dati personali, sviluppa consulenza in favore di imprese e privati. Ha conseguito il Master di alta specializzazione in “Data Protection Officer” promosso da Euroconference (Centro studi forense) con il patrocinio di ANORC Professioni presso la sede di Roma. Titolare dello Studio Legale D'Iorio che fornisce assistenza nelle materie di diritto civile con particolare approfondimento per le tematiche patrimoniali e familiari. Lo Studio Legale D'Iorio ospita la sede di Castellamare di Stabia di Studio Legale Lisi.

L’ingegnere informatico Teen Berners Lee, non poteva certo immaginare che il World Wide Web, intuizione avuta nel laboratorio del CERN di Ginevra per favorire lo scambio di documenti scientifici, potesse condurre l’umanità a formidabili cambiamenti.

Era il 1991, ma trascorsi due anni di sviluppo, nel 1993 il www fu reso libero e disponibile a tutti senza brevetti né costi di licenza e nel 1995 Microsoft arrivò a consolidarne la fruibilità con il primo browser in commercio.

In quel momento l’uomo ha accarezzato – o forse è stato accarezzato da – uno dei sogni più potenti della storia raffrontabile con altre invenzioni e scoperte che hanno segnato svolte epocali per l’umanità intera come lo sono state il fuoco, le terre emerse e i nuovi pianeti, ma nemmeno si sarebbe aspettato di doversi scontrare con la forza indomabile di quel sogno. Grazie all’invenzione del web ha potuto desiderare la rete globale e l’interconnessione di tutti i poli ma gli mancava la prospettiva per anticipare quali e quante sarebbero state le ricadute prodotte da queste nuove tecnologie.

Per dare una lettura di senso, muovendosi nello spazio e nel tempo degli avvenimenti, torna utile riflettere sulle trasformazioni della società dalla comparsa del media tecnologico a partire dallo sviluppo delle società occidentali, soprattutto attraverso l’industrializzazione e la creazione della società del consumo. In questo contesto la pubblicità ha, naturalmente, potuto ricoprire un ruolo centrale. Attraverso il media tecnologico si è passati gradualmente dal messaggio sulla carta stampata alla radio e, successivamente, alla televisione.

All’inizio il media tecnologico aveva chiaramente dei limiti di spazio e di tempo rispetto all’impegno dell’utente. A partire dal dopoguerra e con il boom economico, in Italia i televisori si sono diffusi a tal punto da essere presenti in tutte le case, addirittura in tutte le stanze di ogni casa. Per questo motivo la barriera dello spazio è stata se non annullata comunque abbassata di molto. Ovviamente non era così per la barriera del tempo, perché comunque l’utente poteva usufruire di questi mezzi soltanto in alcuni momenti della sua giornata, essendo la vita organizzata intorno al lavoro e agli impegni della quotidianità. Successivamente, con l’introduzione dei telefoni cellulari, in special modo smartphone, è stata annullata sia la barriera del tempo sia quello dello spazio, essendo i nuovi media presenti dappertutto e in ogni momento rispetto all’utente. Con l’avvento dei social, poi, è stata creata una nuova molla che ha spinto l’utente a poter interagire continuamente con il mezzo tecnologico e la pubblicità ha trovato il coronamento perfetto per le sue strategie comunicative per suscitare nuovi desideri nel consumatore.

Ma il processo è andato ancora oltre e negli ultimi anni sul mezzo tecnologico si è inserita la propaganda. E qui arriviamo al punto cruciale. Vale a dire che si sono inseriti centri di potere sovrapposti a spazi di sovranità e diritti. Che significa?

Abbiamo avuto degli esempi molto importanti nelle elezioni del Presidente degli Stati Uniti, di influenze da parte della Russia attraverso diffusione di fake news sui social in grandissima quantità, poiché la Russia ha potuto investire grandi quantità di soldi per creare centinaia di influencer di fake news sui social americani. Questo è solo un esempio. Si tratta solo di uno dei casi più noti, ma sufficiente a mostrare come un centro di potere esterno possa tentare di incidere su uno dei momenti più delicati della vita democratica di uno Stato: l’elezione della propria leadership politica. E quella negli Stati Uniti è stata minacciata in questo modo, attraverso il media tecnologico ledendo e schiacciando anche i diritti dei concorrenti politici. Ma c’è anche un altro modo di vedere le cose ed è l’utilizzo del media tecnologico al contrario.

La rete non è solo uno strumento di influenza o manipolazione: può diventare anche un potente mezzo di mobilitazione sociale.

Mi riferisco al 2010 alla primavera araba, dove le rivolte si sono accese, alimentate dalla diffusione delle notizie e dei richiami alla ribellione attraverso Twitter, attraverso Facebook, attraverso i social. Ed ecco perché attualmente tanti Paesi dittatoriali e in crisi limitano o interrompono completamente le reti internet, proprio per cercare di autoconservare il proprio potere. E allora se con la pace di Westfalia del 1648 possiamo datare la nascita della sovranità dello Stato sull’idea che il potere politico supremo fosse esercitato entro i confini di un territorio definito, in modo autonomo e non subordinato ad autorità esterne, oggi è doveroso interrogarsi sulla attualità e validità di un modello che da secoli è principio fondamentale dell’ordine politico internazionale posto a fondamento della convivenza tra le nazioni.

La risposta a questi dubbi rappresenta probabilmente una delle sfide più decisive del nostro tempo. Da essa dipenderà l’equilibrio futuro tra potere, diritti e libertà nelle società contemporanee.

È proprio attorno a questa sfida, nel suo secondo compleanno, la Rivista DIGEAT continua a interrogarsi. Lo fa grazie al contributo degli autori che hanno risposto all’appello di questa nona edizione con venti interventi di grande interesse. Tra questi figura l’articolo del professor Antonio Donato Limone, studioso di riconosciuta autorevolezza, a cui siamo lieti di dare il benvenuto, esperto di chiara fama che con il suo rigore scientifico impreziosisce il nostro progetto editoriale. Infine, le conclusioni del Direttore sollecitano una provocazione intellettuale, filosofica e sociale che scardina i dogmi della modernità affinché non si corra il rischio che le certezze possano degradare a opinioni comuni o a pregiudizi, affinché resti all’uomo la libertà di pensiero e di visione, anche da nuove prospettive…e oltre!

 

Buona lettura.

 

…Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare né per terra:

per esempio, la guerra

(Gianni Rodari)

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