• Avvocato, si occupa di nuove tecnologie, in particolare Intelligenza Artificiale e Blockchain, con riferimento agli aspetti di diritto civile, informatica giuridica, GDPR, compliance, evoluzione normativa, ricerca interdisciplinare. Frequenta attualmente il Corso di Alta Specializzazione in tema di intelligenza artificiale dell'Università Pontificia Antonianum con sede a Roma.

Abstract

L’avanzamento costante della tecnologia sta impattando sul modello e l’organizzazione dell’attività professionale, le scelte che orientano il business e la visione che il professionista ha di sé stesso nel mondo che cambia. Con questo contributo si propone una riflessione su taluni aspetti, certamente non esaustiva, per accompagnare il giurista e l’avvocato nell’evoluzione che sta caratterizzando il settore legale.

Tecnologie emergenti e intelligenza artificiale: formazione per il giurista

In un ecosistema sempre più ibrido ove il dialogo tra discipline differenti richiede una connessione profonda e il virtuale diventa sempre più presente nel reale, non è certo facile orientarsi. Se poi aggiungiamo la diffusione rapidissima di tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale generativa nella vita professionale, la sfida è quanto meno avvincente.

I giovani che intendono indirizzare il proprio percorso di studi nel settore digitale possono usufruire di curricula specifici presso Atenei italiani ed europei, che offrono ricche proposte formative interdisciplinari come base di partenza. Il Rapporto Censis dell’avvocatura 2023, basato sui dati raccolti dagli stessi avvocati, individua tra gli ambiti di sviluppo della professione dei giovani avvocati, per i prossimi tre anni, la materia della protezione dei dati personali, il supporto alle imprese nella transizione digitale ed ecologica, la tutela della proprietà intellettuale e gli ESG[1].

I professionisti già avviati, invece, devono fare i conti con la trasformazione in atto ed accoglierla nella sua complessità, ponendosi in discussione per riaffermare la propria identità professionale in un contesto in rapido cambiamento. Occorre uscire dagli schemi tradizionali ed aprirsi alla possibilità di far emergere dubbi e perplessità, discutere dell’evoluzione della professione forense e munirsi degli strumenti necessari per aggiornare la propria formazione.

Dall’individualismo al networking tra avvocati per generare rete e momenti di confronto, di partecipazione attiva e scambio per riaffermare l’identità dell’avvocato (e del giurista in senso ampio) nel mondo che cambia.

Nuova realtà, nuova cultura, conoscenza del diritto non è solo conoscenza delle leggi. E’ anche conoscenza della materia su cui le leggi si proiettano, che non le riceve in modo inerte […]. Cambiare cultura non è facile, non si tratta di aggiungere un ricco nuovo lessico al proprio linguaggio quanto di imparare altre lingue. Ma parlare correntemente altre lingue richiede di adottarne la mentalità. E questo può risultare molto difficile[2].  Bene dunque arricchire il proprio bagaglio di competenze, ma non basta. Occorre promuovere la cultura del rinnovato ruolo dell’avvocato nel contesto digitale.

La formazione di ogni singolo professionista è un elemento necessario per consentire il passaggio da un modello di studio legale per così dire tradizionale, tipicamente rigido, statico, autoreferenziale e farraginoso, ad un modello più agile, snello, performante, connesso e in linea con le esigenze del mercato, pur preservando la struttura autorevole del modello tradizionale. Occorre veicolare la formazione per superare il mero nozionismo astratto, frontale, privo di scambio e catapultare il professionista nella realtà del mondo tecnologico, costruito di fitte relazioni con professionisti di altri settori, senza delegare ma rendendosi parte attiva del processo di co-costruzione di una nuova forma mentis.

È necessario favorire un’apertura a settori eterogenei per rendersi conto della complessità di temi trasversali che occupano la vita di ogni professione (e relativo business) nella sua doppia rappresentazione analogica e digitale, nel pubblico, quanto nel privato. Il giurista tech deve prendere dimestichezza con linguaggi tecnici di altri settori, in particolare dell’informatica, e comprendere il funzionamento dei meccanismi che regolano i sistemi di IA, in un rapporto di dialogo e collaborazione, fornendo un contributo attivo nella costruzione del progetto in cui la tecnologia si inserisce. La visione orizzontale e l’interdisciplinarietà diventano cruciali e non possono abdicare ad una formazione meramente iper-specialistica in un singolo settore. Bene le specializzazioni, ma attenzione alla frammentazione di saperi, che rischia di condurre ad una perdita di orizzonte comune e di senso nella costruzione di un progetto etico.

Occorre però ancor prima formare i formatori ad educare all’alfabetizzazione della trasformazione digitale ed ecologica, ancorandola ad una visione chiara e condivisa, finalizzata al bene comune secondo il paradigma dell’ecologia integrale. La formazione deve generare educazione e cultura per lo sviluppo del progetto professionale, a partire dai valori e dalla motivazione che danno significato al proprio agire individuale e collettivo, con una seria e profonda riflessione in campo etico e deontologico.  Etica e deontologia sono due elementi spesso sottovalutati, ma imprescindibili per rimanere saldi nello sviluppo di un progetto competitivo e sostenibile, al passo con le sfide del nostro tempo.

Non è un caso che l’Agenda ONU 2030 affronti espressamente il tema dello sviluppo sostenibile, di cui il 67,1% degli avvocati non ha contezza pur avendo avviato talune attività atte a realizzare la sostenibilità economica, sociale ed ecologica, come ad esempio la preferenza della modalità digitale per la redazione dei documenti[3].

Quanto all’intelligenza artificiale, solo il 4,5 % degli avvocati intervistati si dichiara preoccupato dell’adozione di sistemi di IA come fattore critico per il futuro della categoria forense[4]. Sarà interessante confrontare questo dato con il prossimo Rapporto Censis, in uscita a breve, per scoprire come nell’arco di un anno, la percezione dei professionisti possa essere mutata, a seguito della diffusione su larga scala di sistemi di IA generativa.

Il mercato delle libere professioni tende ad affermare le specializzazioni anche nel settore forense ove la Legge 247/2012 all’art. 9 consente di ottenere il titolo di specialista in settori predeterminati a certe condizioni. Secondo i dati Censis 2023, gli avvocati ritengono promettenti i settori di specializzazione nella crisi di impresa, sanità, responsabilità medica, difesa e tutela ambientale, protezione dei dati personali, tutela del consumatore, supporto alle imprese nella transizione digitale ed ecologica etc (Rapporto Censis tab. 37 pagina 48), con scarso riferimento al diritto dell’informatica e del digitale. La percezione degli avvocati è dunque poco incline a considerare la portata rivoluzionaria delle tecnologie e la necessità di cambiare metodo di lavoro.

Se alziamo lo sguardo al World Economic Forum[5] risulta, invece, che la domanda di competenze in materia di IA aumenterà significativamente in tutto il mondo nell’arco del prossimo decennio, in particolare per chi svolge ruoli tecnici e di leadership, pertanto, la formazione in questi settori risulta cruciale in particolare nei settori del digitale, sicurezza informatica, e-commerce, marketing, sostenibilità, protezione ambientale e istruzione, solo per citarne alcuni.

Tuttavia, occorre evidenziare che la formazione necessaria per la risoluzione di questioni giuridiche legate al digitale risiede in una comprensione approfondita della complessità del mondo in cui viviamo, che tenga conto degli aspetti antropologici, filosofici, etici e sociali, basandosi su una solida cultura generale di stampo umanistico, calata poi nel settore di specializzazione prescelto.

Un punto chiave e imprescindibile è lo studio delle scienze umane e sociali per educare alla complessità, rafforzare il pensiero critico, fornire un collegamento tra saperi specialistici al fine di costruire un orizzonte di senso nella soluzione di questioni complesse: “le scienze umane e sociali sono in grado di offrire categorie etiche, epistemologiche, storiche, sociologiche, politologiche, giuridiche che permettono allo specialista di sapersi collocare nel più esteso mondo della propria disciplina, in quello ancora più grande della ricerca e soprattutto nel più ampio contesto sociale in cui vive”[6].

Investire nella cultura umanistica è necessario per rimanere vigili e protagonisti nel mondo che cambia e fronteggiare la frammentarietà dei saperi.  Da segnalare anche l’importanza della formazione in ambito organizzativo tramite la predisposizione di modelli più flessibili orientati alla trasformazione in senso digitale, l’adozione di strumenti legal tech per rendere più snella l’attività professionale di routine, la possibilità di dare via a modelli di business legale ibridi.

Anche la formazione nel settore della comunicazione risulta una chiave importante di rinnovamento che passa dalla conoscenza dei meccanismi di funzionamento della cd. creator economy, oltre che delle tecniche di legal design per offrire una migliore comprensione del linguaggio giuridico.

Competenze nuove: quali?

Se è vero che le competenze specialistiche si affermano in prima linea, occorre segnalare che esse presuppongo una solida ed approfondita conoscenza di istituti giuridici fondamentali di diritto interno, europeo e internazionale. Ad essi si accompagna la conoscenza di aree del diritto ancora poco approfondite e considerate di nicchia, come il diritto dell’informatica giuridica e delle nuove tecnologie, la protezione dei dati personali, la gestione e conservazione dei dati, la protezione dei diritti umani. Incombe la necessità di valorizzare il pensiero critico, analitico e creativo, come passaggio chiave nell’attività di interpretazione del mare magnum normativo in cui il professionista annega ogni giorno.

La trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale, i big data sono alcune delle competenze richieste per avviarsi in questo settore. Acquisire competenze basiche di Legal Tech (Legal Technologies) è utile per conoscere come adottare strumenti tecnologici per agevolare le attività routinarie e ripetitive. Conoscere l’intelligenza artificiale nell’organizzazione professionale semplifica il flusso di lavoro, snellisce la ricerca legale, velocizza l’analisi e revisione documentale e in taluni casi perfino la redazione di clausole contrattuali di maggior utilizzo. La possibilità di organizzare, catalogare ed effettuare ricerche su grandi moli documentali, rendere la visualizzazione e ricerca più efficace e immediata, con un risparmio di tempo nella pratica quotidiana e la possibilità di concentrarsi su questioni strategiche.

In proposito di intelligenza artificiale generativa, la Commissione Nuove Tecnologie della Associazione degli Ordini Europei (FBE) ha redatto alcune raccomandazioni per aiutare gli avvocati ad utilizzare i software di intelligenza artificiale e i modelli linguisti di grandi dimensioni[7].

In particolare FBE evidenzia che l’adozione di sistemi di IA richiede di conoscere e comprendere gli strumenti di intelligenza artificiale generativa utilizzati nella professione, riconoscerne i limiti e il contesto, conoscere e rispettare le regole sull’uso dell’IA (in corso di approvazione a breve), rimanere aggiornati sugli sviluppi normativi, semplificare l’attività dello studio legale senza sostituire le competenze giuridiche, garantire il segreto professionale adottando adeguate misure di sicurezza per la protezione dei dati, garantire la protezione dei dati personali e dalla privacy, informare il cliente sull’adozione di sistemi di IA indicandone scopi, vantaggi, limitazioni e assumere la responsabilità dei sistemi di AI adottati.

Emerge anche la necessità di prendere consapevolezza della corretta gestione e organizzazione dei dati, in ambito di ricerca sta emergendo la figura del Data Steward.  In ambito consulenziale emergono nuove funzioni legali nel settore del Legal Management Consulting, disciplina creata per gli avvocati in-house da avvocati ed esperti in servizi di consulenza, gestione del rischio e IT[8].

Non solo corretta gestione dei dati da un punto di vista legale e tecnico ma anche utilizzo in senso etico degli stessi, mediante l’acquisizione di competenze in ambito umanistico. L’eticista è una figura ponte con cui il professionista legale dovrà confrontarsi sempre più spesso prima della verifica di fattibilità legale di qualsiasi progetto.

Essenziali anche competenze cd. soft relative alla capacità di gestione delle relazioni, comunicazione efficace, adattamento, gestione del tempo, valorizzazione delle capacità individuali, abilità chiave per qualsiasi organizzazione ad ogni livello.

Nulla da temere per il professionista “padrone di sé stesso”

Gli strumenti di intelligenza artificiale potranno certamente rappresentare un contributo allo svolgimento dell’attività professionale dell’avvocato ad integrazione delle sue competenze, senza tuttavia sostituirlo, a condizione di un utilizzo etico, responsabile e trasparente, in conformità ai canoni deontologici e alla normativa relativa all’adozione e utilizzo di sistemi AI, tra cui il Regolamento Europeo sull’intelligenza artificiale di prossima emanazione. Nulla da temere dunque per il professionista al timone della strategia legale, organizzativa, gestionale e imprenditoriale della propria attività, che si avvale della tecnologia solo quale mero strumento a supporto, senza delegare ad essa alcun ruolo decisionale o strategico.


NOTE

[1] A cura di Cassa Forense in collaborazione con Censis, Rapporto sull’avvocatura 2023 L’avvocatura oltre la crisi, prospettive di crescita della professione, pag. 71, Aprile 2023.

[2] A. Gentili, La formazione dell’avvocato civilista, Cultura Civilistica e cultura giuridica pag. 9, Cultura e diritti: per una formazione giuridica pag.11e 12, I,2, 2012, Pisa University Press, 2012.

[3] op.cit. Rapporto sull’avvocatura 2023, pag. 49 e ss.

[4] op.cit. Rapporto sull’avvocatura 2023, pag. 29,30.

[5] World Economic Forum, The Future of Growth Report 2023.

[6] E. Di Nuoscio, I geni invisibili della democrazia La cultura umanistica come presidio di libertà, Pag. 100 Mondadori, Milano, 2022.

[7] FBE – Fédération des Barreaux d’Europe, Gli avvocati europei nell’era di Chat GPT Linee guida rivolte agli avvocati per sfruttare al meglio le opportunità offerte dai modelli linguistici di grandi dimensioni e dall’intelligenza artificiale generativa, 2023 disponibile in lingua italiana qui.

[8] Deloitte Legal, Legal Management Consulting; report survey 2023 disponibile qui.

PAROLE CHIAVE: competenze / Digitalizzazione / intelligenza artificiale / professioni / skill / tecnologie

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