• Responsabile Sezione eArchiving

    Vicedirettrice del progetto editoriale Digeat. Archivista presso Studio Legale Lisi, si occupa di consulenza nei processi di governance digitale e documentale e della redazione di articoli di settore.

Tra le tante strade che potevamo percorrere in occasione del primo numero di Digeat, abbiamo optato per seguire l’istinto e orientare il nostro itinerario verso l’esplorazione degli scenari professionali derivati dall’introduzione dell’intelligenza artificiale, prospettiva spesso angosciante anche dal punto di vista personale.

Da un lato, l’avvento dell’intelligenza artificiale sembra traghettarci direttamente verso il futuro, dall’altro minaccia di sostituire definitivamente la maggior parte delle professioni con complessi meccanismi di selezione ed elaborazione di informazioni, finalizzate all’ottenimento di un risultato significativo e, spesso, definitivo.

È legittimo provare a compiere uno sforzo di astrazione per chiedersi se sia davvero questa l’utilità di un Professionista, a prescindere dal campo di applicazione. Affrontare le problematiche quotidiane fornendo soluzioni predefinite attraverso l’applicazione di schemi strutturati e infallibili, magari gratuitamente.

Insieme agli autori che hanno accettato la sfida di questo primo numero, abbiamo cercato di andare oltre il capolinea dell’intelligenza artificiale per provare a capire se ci siano i presupposti per parlare di una “naturale” evoluzione verso il futuro professionale.

Non potevamo che iniziare il nostro percorso partendo da una riflessione filosofica sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni, grazie al contributo podcast di Giuseppe Gimigliano, che in un’intervista doppia condotta da Angela Petraglia e Alexadra Lisac ci accompagna in una digressione che partendo da Aristotele, giunge ad affrontare i problemi dei nostri giorni “Aristotele può offrire un orientamento per i Professionisti? Possibili impatti dell’IA sul mondo del lavoro”.

Tra queste problematiche, quella della sostenibilità occupa sicuramente un ruolo centrale. È possibile pensare ad un equilibrio tra innovazione e sostenibilità delle tecnologie dell’intelligenza artificiale nel mondo delle professioni? Sara La Bombarda ha provato a rispondere a questa domanda avvalendosi dei prestigiosi contributi di Fabio Ciracì e Paolo Costa, in occasione della prima puntata della sua rubrica dedicata ai vari aspetti della sostenibilità digitale, Intelligenza Artificiale e Professioni: alla ricerca di un equilibrio sostenibile.

La precarietà dell’equilibrio di alcuni settori dovuta proprio all’avvento dell’Intelligenza artificiale non è misurabile solo in base ai rischi che derivano per la salute dell’ambiente, ma anche in base alle ricadute sulla salute dell’uomo e, nello specifico, dei lavoratori alle prese con l’evoluzione dei rispettivi scenari. Isabella Corradini ci offre la possibilità di analizzare proprio l’impatto del cambiamento sulle professioni attuali e future nel suo contributo Adattarsi al cambiamento, la vera sfida per le professioni attuali e future che riabilita il ruolo centrale dell’intelligenza umana per padroneggiare questo momento storico.

Diversi autori hanno poi proposto una digressione mirata ad esplorare il settore di appartenenza alla luce dell’avanzamento costante della Intelligenza Artificiale che stanno vivendo sulla propria “pelle professionale”. L’impatto dell’IA si avverte sull’organizzazione dell’attività professionale, sulle scelte che orientano la ricerca e sulla stessa visione che il professionista ha di sé stesso nel mondo che cambia, come ha avuto modo di evidenziare Angela Petraglia con il suo contributo dedicato alle professioni del mondo legale Intelligenza artificiale e tecnologie emergenti: formazione e competenze, tema ugualmente affrontato da Federica Marchi che ha voluto approfondire proprio alle incursioni dell’IA in ambito forense. Nel contributo “Intelligenza Artificiale e servizi legali: un’opportunità o un rischio?” Federica ci ricorda come l’intelligenza artificiale può senz’altro costituire un alleato importante nello svolgimento delle professioni legali, a patto che sia soggetto al pieno controllo dell’essere umano, affinché questi rimanga effettivamente il punto centrale ed irrinunciabile dello studio legale.

Sull’equilibrio tra professioni umanistiche e innovazione tecnologica si sofferma anche Graziella Galetta, portandoci alla scoperta dell’intersezione dell’IA con un’antica professione umanistica, il grafologo, dal momento che la trasformazione digitale sta tentando di invadere anche questo settore, tradizionalmente orientato verso il mondo analogico, con l’ articolo L’impatto dell’intelligenza artificiale su alcune professioni tradizionali: il caso del grafologo”. Un’interessante prospettiva sull’evoluzione delle professioni in chiave digitale è quella che ci offre poi Stefano Tazzi, che parte da una domanda sfidante, interrogandosi sulla legittimità della nascita di “nuove” professioni, in luogo della “semplice” evoluzione di profili già esistenti nel mondo analogico, nel suo contributo Professioni del digitale: sicuri delle novità? Una riflessione oltre la moda dell’innovazione”.

Non poteva poi mancare uno sguardo alle professioni legate alla cura del patrimonio informativo digitale in ambito pubblico e privato. Lato gestione documentale, Andrea Piccoli ha scelto di inaugurare una Rubrica dedicata all’evoluzione della gestione documentale, sia alla luce dei cambiamenti tecnologici, che dalla spinta introdotta dal PNRR. Nel suo articolo Professionista della digitalizzazione 2027 l’autore si proietta in avanti per cercare di intravedere le nuove frontiere di questo ruolo. Allo stesso modo, Lucilla Less insieme a Ida Ricci ci parlano della sfida che gli archivisti “correnti” di ambito pubblico e privato, rispettivamente Responsabili della Gestione o Records Manager, stanno affrontando con sentimenti contrastanti, lasciando aperto lo spiraglio di una proficua e utile convivenza, nel suo articolo Responsabili della gestione documentale e records manager alle prese con l’intelligenza artificiale. Sempre un’archivista, Antonella Deiana, si sofferma proprio sul peso che l’intelligenza artificiale sta assumendo nel campo proponendo un’interessante riflessione sulla possibile “educazione” dell’intelligenza artificiale alla cultura dell’archivio, specie in relazione ad alcune operazioni delicatissime per la memoria digitale, come il caso dello scarto by design, con il contributo “La conservazione by default degli archivi digitali è in contrasto con il GDPR?”.

Gestione e conservazione sono due aspetti inscindibili dell’ecosistema documentale digitale, come ha avuto modo di ricordarci Fabrizio Lupone nel suo podcast incentrato proprio sulla pratica professionale alle prese con l’IA, Il responsabile della conservazione ai tempi dell’intelligenza artificiale”laddove l’evoluzione della figura del Responsabile della Conservazione richiede un continuo sforzo teso all’aggiornamento in vista della long term preservation.

Parlando di ecosistema digitale, non poteva di certo mancare il focus sulla figura del Responsabile della Transizione digitaleAnna Perut si sofferma sulla centralità di questo profilo sul quale ricade l’obbligo di effettuare attente valutazioni per garantire l’adozione di tecnologie di intelligenza artificiale nelle Pubbliche Amministrazioni, di concerto al DPO. Entrambi sono chiamati ad agire in modo consapevole ed efficace a tutela dei cittadini. Nel suo articolo L’intelligenza artificiale nella PA, una nuova sfida per RTD e DPO” ci aiuta ad addentrarci in alcuni degli elementi più sfidanti per gli attori coinvolti in prima persona nella realizzazione degli obiettivi di innovazione.

Restano poi trasversali gli incroci degli aspetti legati alla cybersicurezza, anche nelle implicazioni più comuni come la gestione delle password, elemento cruciale per proteggere dati sensibili e informazioni personali. È quanto scelgono di affrontare Cesare Gallotti e Stefano Ramacciotti nel loro contributo incentrato su “La modifica periodica delle password: come affrontare professionalmente un argomento tecnico” per capire come affrontare professionalmente un argomento tecnico, entrato ormai a far parte della nostra quotidianità. Sull’importanza del ruolo fondamentale dei consulenti per prevenire o correggere le derive della tecnologia, si sofferma anche Enrico Pelino con “Smart city o modelli di sorveglianza integrata? Il caso eclatante di Trento”, un articolo che muove dalla recente ordinanza-ingiunzione del Garante per la protezione dei dati personali nei confronti del comune di Trento, un case study utile per tracciare un’analisi di raggio più ampio sui temi della sorveglianza, della consapevolezza giuridica, dell’assetto delle tutele.

Ogni rivoluzione tecnologica ci scuote nel profondo e sembra mettere radicalmente in discussione i nostri principi etici e le nostre certezze giuridiche, come ci ricorda il Direttore della Rivista, Andrea Lisi,  nel suo intervento “Trasferire dati personali oltre i confini europei: un’analisi complessa da fare per i DPO di organizzazioni pubbliche e private” che sceglie di soffermarsi sull’analisi di un aspetto complesso: il trasferimento dei dati personali oltre i confini europei, tema assai frequente per la professione del DPO, considerando il contesto globalizzato e interconnesso nel quale siamo immersi. Vi invito ad addentrarvi in una riflessione pura, libera da ogni tipo di elaborazione mediata dall’intelligenza artificiale, per ricordarci che la capacità interpretativa del giurista resta sempre e comunque lo strumento migliore per trovare una chiave di lettura efficace.

Come sappiamo, la rivoluzione tecnologica non impatta solo su quelle figure tradizionalmente appartenenti al mondo digitale, ma anche su “vocazioni” professionali apparentemente distanti. Antonella D’Iorio affronta un’originale digressione sull’evoluzione della Chiesa alle prese con gli strumenti tecnologici e le problematiche etiche che ne discendono nel suo contributo “La rete che unisce: dai Vangeli ai social, una guida nella ricerca della vocazione pastorale”.

Tra le implicazioni etiche dell’IA rientra anche quella legata al gender gap e all’inclusività degli algoritmi. Adriana Augenti si sofferma su un particolare aspetto della trasformazione dell’ambiente lavorativo: gli sviluppi che offrono la possibilità di promuovere la parità di genere, a fronte dei rischi di perpetuare stereotipi, sessismo e discriminazione. Nel suo articolo “Affrontare i bias di genere nell’ia: percorsi per un’equità tecnologica” ci guida nell’affrontare il problema della mancanza di neutralità nella comunicazione affidata ai sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

Ebbene, spesso è proprio la comunicazione, il dialogo tra professionisti appartenenti ad ambiti apparentemente diversi, eppure così affini a costituire l’humus interdisciplinare che può realmente promuovere la collaborazione. A ricordarci dell’importanza della comunicazione quale processo attraverso il quale avviene lo scambio di idee, pensieri e informazioni  è Lorella Gatto, nel suo contributo L’impatto della tecnologia sulla natura dell’informazione: dal medium al messaggio”, nel quale riflette sull’evoluzione nel tempo dell’informazione e, arrivando al presente, sulle insidie e possibilità della rivoluzione data dall’Intelligenza Artificiale che è alle porte.

Infine, concludiamo con la meravigliosa voce di Maria Angela Pisanu che ci offre un confronto diretto sul tema delle discriminazioni di genere nell’era dell’intelligenza artificiale, con il ritorno della sua rubrica DIG-ender e-Quality 2.0“, rinnovata in occasione della nascita della Rivista, con una puntata dedicata ad alcuni case study del mondo delle celebrità, dal titolo Da William Gibson a Taylor Swift: la nuova frontiera delle discriminazioni nell’era dell’intelligenza artificiale.

PAROLE CHIAVE: Editoriale

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